Giovanni Veronesi presenta alla stampa il suo ambizioso “Moschettieri del Re – La Penultima missione”, ecco cosa ci ha raccontato in una frizzante conferenza insieme al suo nutrito cast.

Giovanni Veronesi torna con un progetto che aveva in mente da oltre 30 anni, un film su D’Artagnan e i Tre Moschettieri rivisitato in chiave di commedia italiana con “Moschettieri del Re – La penultima missione“. Per interpretarlo ha scelto alcuni dei più grandi e variegati interpreti della cinematografia italiana: dal poliedrico Pierfrancesco Favino fino ad arrivare a “Mr. David di Donatello” Valerio Mastandrea, passando per il suo feticcio Sergio Rubini e per l’unico inimitabile Rocco Papaleo.

Nella conferenza stampa andata in scena a Roma però c’erano solo I Tre Moschettieri, privi del loro più famoso interprete D’Artagnan dato che Pierfrancesco Favino è a girare in Sud America sostituito da un cartonato gigante con tanto di altoparlante per un messaggio audio registrato. Il cast femminile invece è rappresentato integralmente dalla regina Margherita Buy, l’ancella Matilde Gioli, la cavallerizza Valeria Solarino e la “libertina” Giulia Bevilacqua.

Moschettieri del Re…prima le signore

Nella prima parte dell’incontro stampa per “Moschettieri del Re” hanno iniziato proprio le interpreti femminili a raccontare il loro lavoro nel film, a cui ha partecipato anche come compositore della colonna sonora Checco Zalone.

 

Ho contato tantissimi film sui moschettieri, i maschietti li conoscono ma forse anche le donne. Potete parlarci dei vostri ruoli?

Margherita Buy: “Sono stata fortunata a nascere in quest’epoca, se fossi stata una regina avrei abdicato con tutti quei vestiti che ci vogliono 20’ per toglierlo. Già vai al creatore se ti viene un attacco di panico, a quei tempi si moriva nel vestito. Loro facevano la regina 5’ al giorno, il resto stai inc amerà con la vestaglia. Sono felice che Giovanni sia riuscito a portare a termine un’operazione incredibile con un film che non si faceva da tanto tempo mettendo insieme tutti noi matti. È stato di una bravura eccezionale, ha messo insieme un cast carinissimo e quindi sono molto felice”

Matilde Gioli: “Questo rapporto regina ancella fa molto ridere, ma l’ho vissuto anche con tenerezza perché ama la sua regina anche se è stupidotta. Questo continuo dialogo con cui lei viene sgridata mi ha divertito tantissimo. Sono entusiasta del lavoro che Giovanni ha fatto con me perché ci si è dedicato, lui l’ha vista questa vena comica e mi sono resa conto rivedendolo che c’è questa parte di me”.

Giulia Bevilacqua: “Sono grata di aver interpretato questo ruolo così manipolatore, ma anche sensibile. Lei è fiera di essere una cattiva, sa di portare sfortuna ed è fiera che abbiano paura di lei. Avevo guardato qualche prototipo di my lady prima del provino, anche topolino dei moschettieri. Secondo me quella di questo film è diversa Da quella del romanzo di Dumas, ha un rapporto con il sesso aperto e non si vergogna di chiederlo. Alla fine ha un risvolto positivo, in realtà oltre ad essere una sincera ed onesta alla fine si pente e avrà un riscatto. Io ero anche incinta, Giovanni mi ha maledetto in senso buono perché sapeva che mi piacciono le scene di azione che non ho potuto fare”.

Valeria Solarino: “Ho avuto dei momenti di difficoltà a cavallo, ma il mio personaggio si sarebbe unita ai moschettieri ed ha dei momenti di azione. Giovanni sapendo che ho un rapporto complicato con i cavalli mi ha costretto a montarlo senza sella, poi c’è un momento tagliato in cui sono scesa dal sedere del cavallo ed è difficilissima. Dice che mi dirige tutti i giorni? Le note di regia sono un documento di divorzio (ride ndr). A me diverte prendere parte in modo discreto nelle sue cose che ho seguito fin dall’inizio”.

La lingua di questo film non era semplice, come avete lavorato?

Margherita buy: “Non ho avuto problemi, parlo sempre così (risate ndr) ”.

Giulia Bevilacqua: “Siamo state dirette bene da Giovanni, c’era un iperrealismo anche nei costumi quindi abbiamo dato la nostra caratteristica verbale che da anche la verve comica”.

Matilde Gioli: “Io parlo in milanese, ma in questo film c’è una promiscuità di stile che passa dal comico all’epico con un bel ritmo”.

Valeria Solarino: “È un linguaggio del ‘600 filtrato da un motivo, per questo motivo lo vedete così. Ti domandi perché parlano così ma lo capirete”.

Matilde puoi raccontarci il tuo rapporto divertente con il cavallo?

Matilde Gioli: “Io ho dovuto avere il rapporto inverso rispetto a Valeria, ovvero mi piaceva molto stare con il mio cavallo ma dovevo fingere paura. Però mi sono appassionata tanga perché nella mia totale incoscienza adoravo andare a cavallo e questo film mi ha regalato una passione terapeutica”.

Giulia come hai immaginato il tuo personaggio che ha un ruolo diciamo più libertino?

Giulia Bevilacqua: “Io ho immaginato che anche all’epoca si sarebbe comportata in questo modo il mio personaggio”.

Quanto siete state sul copione? Si sente una forte alchimia, avete anche improvvisato?

Margherita Buy: “Abbimao seguito molto il copione, si è improvvisato poco”

Matilde Gioli: “Le battute dell’ancella sono tutte cose trovate da Giovanni e che direbbe lui, abbiamo aggiunto qualcosa ma siamo stati alla lettera”.

Giulia Bevilacqua: “Più che le battute abbiamo aggiunto delle cosine che sono venute lì per lì con il regista in scena”.

Secondo voi c’è un corrispettivo tra i vostri personaggi rispetto ai moschettieri?

Giulia Bevilacqua: “Forse io sono Portos”.

Margherita Buy: “Io D’Artagnan

Valeria Solarino: “Forse Porthos, lei vorrebbe solo essere un moschettiere”.

Matilde Gioli: “Se dovessi trovare un collegamento è D’Artagnan per come sono fatta ed infatti si avvicinano. Mi piace Porthos”.

In un film così maschile le donne hanno dei ruoli molto forti, in realtà siete tutte con ruoli definiti e con protagonismo nella trama. Tu che lo conosci Valeria come ha fatto Giovanni a scrivere queste donne?

Valeria Solarino: “È un film maschile, ma penso che Giovanni scriva delle sceneggiature con delle parti tonde. Credo che ogni personaggio abbia sempre un suo senso”.

Margherita buy: “Giovanni deve aver capito che le donne servono”.

Momento difficile durante le riprese?

Matilde Gioli: “Io e Margherita si chiamo ritrovate in una carrozza allo sbando vicino a un precipizio”.

Margherita Buy: “Ho capito grazie a questo che preferisco il treno…anzi l’aereo che ci mette meno”.

Bella concorrenza per il film in sala? Potete essere un film di supereroi.

Margherita buy: “In Italia i supereroi in questo momento possono essere solo sfigati. Dove lo trovi un film di Natale dove trovi tutti questi? Paghi uno prendi quattro”.

Giulia Bevilacqua: “Ci si aspettava un film cosi dal cinema italiano, anche i moschettieri in Italia non ci sono da tanto. È un connubio di generi e fa molto ridere, i protagonisti sono pazzeschi”.

Dato che sono personaggi storici, come vi siete preparate a questo adattandolo a qualcosa di diverso?

Matilde Gioli: “È interessante che ci sia un insieme di situazioni epiche e tragiche, anche comiche e contemporanee. Il confine è molto sottile tra il rispettare la realtà del 1600 e finire su una commedia del contemporaneo. È divertente vedere che noi siamo in questo periodo e siamo inseriti in un contesto credibile. Risulta comunque credibile e non una caricatura. Il costume fa tantissimo il Monaco. Il costume comprende tutto, trucco capelli e aiuta a muoversi. Nel mio caso il mio personaggio aveva un’agevolazione ed è ispirato al personaggio. Ho cercato di mettere i movimenti più scattosi r ci ho messo dentro cose fuori dalla realtà”.

Margherita Buy: “Ero molto impaurita dalla scena in cui ero davvero regina. Dovevo mantenere la solennità di quel ruolo, con i problemi i Haber ad inginocchiarsi ho faticato per non scoppiare a ridere”.

Moschettieri del Re…seconda parte, arrivano i fantastici tre+un cartonato

Si passa poi alla scoppiettante conferenza maschile di “Moschettieri del Re”, con il regista Giovanni Veronesi e gli interpreti Valerio Mastandrea, Sergio Rubini e Rocco Papaleo.

Avevi in mente questo film dagli anni ‘80, come mai?

Giovanni Veronesi: “Negli anni ‘80 avevo detto a Francesco Nuti di mettere insieme Benigni, Torrisi e Verdone. Poi tutto si arenò perché non si sarebbero mai potuti mettere insieme, avevano il loro orto. Questo tipo di commedia, se posso definirla così, ha un tratto completamente diverso. Loro gli hanno dato la possibilità di diventare dei grandi personaggi, sono degli attori molto bravi come quelli che volevo in pasato. Loro sono attori veri, quindi sono onnicomprensivi. Mastandrea lo considerate drammatico (Valerio scherza facendo riferimento ai David vinti), ma ha dei grandi tempi comici. Mi piaceva questa cosa di prendere loro. Sergio Rubini è il mio attore feticcio perché sta bene ovunque e non ingombra. Ora tutti pensano che Favino è sexy (rubini interviene “perché ha fatto sanremo), ma dieci anni fa nessuno lo avrebbe pensato (risate ndr)”

Rocco Papaleo interviene divertito: “Ha incrementato la mi attività sessuale Favino”.

Questi supereroi all’italiana possono diventare protagonisti di una saga?

Giovanni Veronesi: “Una serie no, ormai se fanno su tutto. Ho fatto questo film per il cinema e ci sono pochi primi piani, tanti paesaggi e battaglie. I costumi belli di un candidato all’Oscar come Lai. Ci siamo messi di impegno per fare un film senza pensare a dopo, sarà un problema di chi usa le piattaforme. Il film è pensato per il cinema, si chiama la penultima missione perché non è banalmente l’annuncio di un altro film. Io voglio mettere sempre un riferimento che ci sia una possibile apertura e le cose vadano avanti. La penultima missione perché le cose non si fermeranno”.

Quale è stata la prima cosa a cui avete pensato?

Valerio Mastandrea: “Chi erano gli altri tre, poi c’è stato poco da pensare perché non lavoravo con Giovanni da 20 anni. Sono stato contento anche che a bordo ci fosse già Rocco che è agli ultimi anni, l’ho accompagnato. Con Sergio non avevo mai lavorato e sono convinto che ci siamo incontrati quando ci dovevamo incontrare. E ci rincontreremo da vivi. Con picchio c’è una grande amicizia, abbiamo fatto il primo lungometraggio di Genovese e Miniero”.

Sergio Rubini: “Io ho fatto i primi due Manuale d’amore con veronese, poi solo ruoli piccoli e pensavo che stavolta non me lo desse. Quando mi ha proposto questo film ho pensato non fosse una sola. Sono stato molto soddisfatto perché, non voglio. L’unica pecca è favino che ha mandato il cartonato”.

Rocco Papaleo: “La prima cosa che ho pensato era che lo facevate vicino casa. Veronesi veniva a casa mia per fare le prove, vivo con fatica questa città come Roma ad esempio. C’era un gruppo di attori con cui mi piaceva relazionarmi, anche per spiegare a loro come si fa. Loro sono attori che la prendono molto sul serio e c’era il rischio che si perdesse un po’ di comicità”.

Parte poi un divertente messaggio audio di Pierfrancesco Favino diffuso dal suo cartonato a grandezza naturale.

Giovanni Veronesi interviene: “Questo è un film che non si può fare da soli, qui veramente funziona la squadra dalla produzione alla troupe agli attori. Eravamo più di 100, governare tutta sta banda non era facile per cui devo dire che sono andato ad acchiappare tutti i caporeparto che erano più bravi. Poi un aiuto regista come Alberto Mangiante che ha permesso al film di essere in orario con le riprese, io mi potevo permettere di badare alle inquadrature e gli attori. Provate a pensare di spostare 30 cavalli, ora in un cinema in crisi era da folli ma la follia fa parte di questa arte. È venuto fuori anche qualcosa di romantico perché sto invecchiando. Costato 5,5 milioni di euro”.

Avevi un precedente ne Il mio West con il genere, puoi farci un paragone tra questi film insoliti per il panorama italiano?

Li non avevo avuto coraggio, feci un grave errore perché ero partito volendo fare un film con amici a casa mia. Come ho fatto i moschettieri con attori che sento miei, il produttore poi mi disse di fare un film in inglese con grandissimi attori e abbiamo fatto un ibridone anche se incassammo qualcosa. Però ora posso dire di aver sbagliato io. Stavolta no, ho preso attori regionali. Bisogna seguire le prime idee che ti vengono, il film lo dovevo fa negli anni ‘80. In Italia non erano mai stati fatti film sui moschettieri”.

Perché oggi i moschettieri sono una metafora per fuggire secondo te?

Giovanni Veronesi: “Quello era un periodo perché in Europa c’erano le guerre di religione con gli ugonotti che venivano sacrificati. Scappavano con delle zattere. La metafora c’è poi chi non la vuole leggere non la legge. Pensiamo di essere un popolo eletto, nel pieno dell’Europa c’era la stessa identica cosa”.

Che rapporto avevate con il classico originale e se magari sognavate di essere uno dei moschettieri da bambini?

Valerio Mastandrea: “Io non volevo essere un moschettiere da bambino, non ho mai letto quel libro che sta lì da 30 anni. Ho un grande problema con i classici, credo che ho letto solo don Chisciotte

Rocco Papaleo scherza come sempre: “Non so quello che dicevi, a me non frega un cazzo di niente solo di mio figlio. Scrivete quel cazzo che volete, non ho capito perché volete sapere sta roba di noi (risate ndr)”.

Sergio Rubini: “Penso che se Mastandrea non ha letto i classici l farebbe bene a farlo perché è un ragazzo profondo, glielo suggerisco. Penso che il pubblico abbia ancora bisogno dei classici e i moschettieri sono classici, possono parlare in qualsiasi tempo e momento della storia facendoci sognare come il cinema di avventura. Non lo volevo fa il moschettiere e non parlavo di donne, orologi e automobili da piccolo. No. So cosa sia il cameratismo, ma in questo film ci sono stato bene”.

Luca Medici (Checco Zalone ndr) ha collaborato alle musiche, volevo sapere un commento con questo sodalizio?

Giovanni Veronesi: “È stato un incontro fatale con Checco. Lui mi ha sentito raccontare il film una sera a casa di Valsecchi e mi ha detto che era un film che avrebbe voluto fare anche lui e mi ha chiesto di provare a fare le musiche. Non pensavo avrebbe fatto tutta la colonna sonora alla piovani, invece ha fatto il compositore mettendosi a servizio del film. Il primo tema che mi ha mandato era bellissimo, un po’ sgangherato con la tromba in sottofondo. Gli ho chiesto se lo avesse fatto davvero e mi ha detto di si, non lo ha fatto per soldi ma in cambio di alcune cene anche al tartufo. Valsecchi gratta il tartufo dal cesso ormai, non potevo competere con lui. Mi ha regalato una bella colonna sonora e chissà se li farà. Celentano lo abbiamo pagato invece, ma ce l’ha concessa quella canzone a cui lui tiene tanto perché aveva visto il film e gli era piaciuto tantissimo. Mi ha scritto dai Giovanni sei forte”.

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Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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