Natale a 5 Stelle porta il film natalizio made in Italy su Netflix, ne abbiamo parlato con lo sceneggiatore Enrico Vanzina, il regista Marco Risi e tutto il cast guidato da un ispirato Massimo Ghini.

La sceneggiatura di Natale a 5 Stelle porta due firme, forse la più importante è quella che manca dai crediti. Carlo ed Enrico Vanzina lavorano insieme dal 2016 a questo progetto, e anche se il primo ci ha lasciato e non è riuscito ad apporre la sua firma in tempo è un a tutti gli effetti l’ultimo film dei fratelli Vanzina. È vero che l’ultima versione più politica è del solo Enrico,  ma il vero spirito  non sono le battute politiche  ma bensì l’esser tratta dalla commedia “Out of order” di Ray Cooney.

Natale a 5 Stelle
Natale a 5 Stelle

Un meccanismo solido che in Ungheria ha portato questo film ad incassare più di Avatar, più di Guerre Stellari facendo la storia del cinema ungherese. Da lì è nato quest’ultimo film di due fratelli che a modo loro hanno saputo catturare usi e costumi degli italiani. Un film che ha saputo prima conquistare Lucky Red e poi Netflix, che ci ha creduto tanto da distribuirlo in ben 190 paesi portando anche il film di Natale made in Italy in giro per il mondo.

Di come Marco Risi è entrato nel progetto come regista e di cosa hanno provato i protagonisti nell’indossare i panni dei nostri politici – in particolare un divertente Massimo Ghini nei panni del première Conte – abbiamo parlato con il cast nella conferenza stampa di Roma, che si è aperta con uno spontaneo ricordo di Ennio Fantastichini e Bernardo Bertolucci, oltre che di Carlo Vanzina.

Enrico Vanzina ha subito esordito con le lacrime addosso parlando di com’è nato questo film insieme al fratello Carlo:

“È passato poco tempo e quando mi ritrovo così sono sempre un po’ commosso e mi sembra incredibile che Carlo non sia seduto vicino a me, ma sono convinto che sia con noi. Alcuni anni fa dopo aver fatto un film grazioso “Un matrimonio da favola” siamo entrati in contatto con Andrea Osvart di cui lei aveva i diritti. Abbiamo fatto un film tratto dalla commedia “Out of order” di Ray Cooney, che è stato il loro più grande successo al box-office battendo anche Cameron e Guerre Stellari. Stavamo facendo un film con Vincenzo Salemme e lui si è innamorato perdutamente dei tempi di questa farsa inglese”.

 

Natale a 5 Stelle…doveva essere un week end

Ecco come è nato invece il titolo di del film e come è stata inserita dentro la parte più politica:

“Abbiamo iniziato a fare una versione italiana con l’idea di andare a Budapest dove Andrea Osvart con la sua casa di produzione ci ha dato una mano. Abbiamo cominciato a veicolarla tra i produttori finché Carlo non ha detto di titolarlo “Week end a 5 stelle”, il giorno dopo a questo punto ci è sembrato tutto molto più semplice e abbiamo cominciato con innesti forti mettendo una certa verosimiglianza della politica. Carlo si è ammalato e siamo entrati in contatto con Lucky Red che decide di fare il film. Carlo stava sempre peggio, lui ha sempre pensato fino a 3-4 giorni prima di morire di continuare a vivere ma poi mi ha detto che non ce l’avrebbe fatta e ha detto di chiedere a Marco Risi che è il mio migliore amico. Lui è scomparso e noi abbiamo deciso di farlo. Lucky Red ha detto che il film piaceva molto a Netflix, ci hanno chiesto di fare un film Natale a 5 stelle”.

Questa richiesta di Netflix di cambiare titolo in “Natale a 5 Stelle” ha portato ad una riflessione per Enrico Vanzina, che ha dovuto rompere una promessa che si erano fatti con il fratello:

“Con Carlo avevamo deciso di non fare più film di Natale dopo il 2000. Senza dirglielo ho detto si, perché mi sembrava che a 35 anni di Vacanze di Natale potevamo fare un grande salto in avanti con questa enorme piattaforma con 190 paesi. Era una maniera diversa, soprattutto con la grande intuizione di riproporre un film di Natale attuale. Con Vacanze di Natale avevamo fatto un film buffo e di culto, ma non lo avevamo studiato a tavolino. Oggi rivedendolo abbiamo un’idea di chi eravamo, credo che il film di Natale nella sua leggerezza debba essere così raccontando il nostro paese. Questo era stato annacquato, in quel pomeriggio mi sembrava che fare un film di Natale con una grossa connotazione della storia fosse straordinario. Io ho fatto una versione finale perché Carlo non ha potuto firmare la sceneggiatura ma all’85% era sua. Ho aggiunto qualcosa in più per aggiungere il sottotesto della politica”.

Marco Risi è arrivato al film per volere di Carlo, come spiega lo stesso Enrico Vanzina che spera come “Natale a 5 Stelle” possa essere un film da guardare nel 2050 ripensando a questo 2018 ricco di cambiamenti per l’Italia, un  po’ come se fosse un nuovo Vacanze di Natale:

“Marco Risi ha aggiunto qualcosa proprio ispirato da Carlo, ci tengo a dire che noi abbiamo fatto questo film perché si riappropria di una delle cose dimenticate del cinema italiano, ovvero il contesto storico del momento. Noi nel 2050 ripenseremo al 2018 come l’arrivo di una politica Nuovo, non si è mai parlato così tanto di politica. Avere nel 2050 una farsa che con un piccolo sotto-testo racconta questa nuova politica è giusta. Il potere è un punto di riferimento importantissimo. Si fanno film di denuncia e moralisti, film eh vogliono far cadere governo ma nessuno fa film sulla politica. Lo abbiamo voluto fare facendo un quadro su quanto poco siano preparati. È un ritratto che non va solo al governo, sono felice di aver lasciato un segno”.

Marco Risi è quello che è arrivato per ultimo nel progetto di pre produzione, subito dopo la morte di Carlo Vanzina ma ha messo davvero tutto quello che aveva in “Natale a 5 Stelle” proprio per l’affetto che lo legava al compianto regista:

“Quando Enrico mi ha chiesto se avrei mai avuto voglia di fare questo film in clinica non ci ho pensato neanche un attimo. Con lui ho vissuto metà della mia vita, giornate indimenticabili. Quando pensavo artisticamente a casa e mi arrovellavo per fare il mio primo film mi ha telefonato dicendo di fare il suo aiuto. Ho fatto Eccezziunale Veramente e poi sono arrivato alla mia strada con delle incursioni nella commedia che mi piace ed è difficile. Avevo una responsabilità enorme perché il fatto che non ci fosse più Carlo e dovevo fare il film sentendo lui vicino a me mi accorgevo piano piano che riuscivano ogni giorno a trovare delle piccole cose. cercavamo di trovare il ritmo della commedia e stava venendo fuori una cosa divertente che parlava di questo paese e questo momento. Venivo da una serie nuovissima, ci ho messo tre anni mentre questo film lo abbiamo fatto in due mesi”.

Natale a 5 Stelle
Natale a 5 Stelle

Natale a 5 Stelle, Massimo Ghini diventa il première Conte

Massimo Ghini è un ispiratissimo première durante la conferenza stampa nella quale mostra di non essere uscito dal personaggio di “Natale a 5 Stelle”:

“Chiedo scusa che non avrò molto tempo perché ho lasciato il consiglio dei ministri. Ho accettato questo film interpretando me stesso come una provocazione costruttiva verso i cittadini, se la politica sta cambiando dobbiamo accettare anche questo. Conosco anche il cinema dei fratelli Vanzina, ho visto tutti i film di Risi sulla fantascienza e abbiamo una preparazione cinematografica a 372 gradi, ma se è il governo del cambiamento anche io dovevo cambiare. Io stavo in stanza mettendo a posto gerundi e congiuntivi  a Budapest, non pensate mi sia divertito. Ora possiamo raccontare quello che sta accadendo nel nostro paese. Basta con francesi, inglesi e spagnoli tenuti in piedi da una stampa e una critica di parte. Possiamo fare il racconto di questa nostra dura ed intensa esperienza”.

Martina Stella ricorda anche lei con affetto Carlo Vanzina e parla della sua onorevole in “Natale a 5 Stelle”:  “Per me è stato un onore e un piacere partecipare ad un film dedicato a Carlo che è stato un grande punto di riferimento umano. Ho trovato una troupe di amici, un cast fantastico e un personaggio surreale e divertente. Una donna in conflitto tra le proprie ambizioni e emozioni, una sfida divertente.è una commedia e si cerca di strappare un sorriso sulle debolezze e le ossessioni dei politici. Il fatto di raccontare una donna in crisi che si presenta in un albergo e si trova subito dopo impanicata è quasi sull’orlo di una crisi di nervi”, mentre Ricky Memphis commenta il lavoro che hanno fatto  per non renderlo piatto  “Il mio personaggio è un camaleonte come se ne vedono tanti ovunque. Devo dire che è stato un film divertente, molto doloroso perché abbiamo accettato il film perché bello e perché fosse dedicato a Carlo. Quando stai lì e ripensi a lui è doloroso, Carlo non c’era ma anche Marco Risi è un amico e la cosa è stata meno dolorosa. Credo che il film sia venuto bene con una totale ricerca del ritmo. Si rischiava di appiattirsi, credo che ci siamo riusciti a trovare il ritmo giusto”. 

Andrea Osvart era la detentrice dei diritti dell’opera originale, senza di lei probabilmente non avremmo mai avuto “Natale a 5 stelle”: “Ero coinvolta fin dall’inizio perché ho vissuto in Italia per 10 anni sognando di portare la mia Ungheria qui è una produzione vostra li. Nel 2016 Enrico e Carlo sono venuti a fare un sopralluogo e credo di averli fatti innamorare della città. Ho preso i diritti e prima ne scattassero dovevamo fare il film, sono orgogliosa di aver portato la mia bella città in 190 paesi”, mentre abbiamo Massimo Ciavarro in versione leghista terrone: “Faccio un uso smodato delle ruspe, una farsa satirica che prende in giro la politica di oggi è non solo due tre partiti. Un leghista vero che ha un altro problemino che si scoprirà, poi le ruspe e i picconi cadono davanti alle mancanze coniugali”.

Paola Minaccioni è la first lady di “Natale a 5 Stelle”, anche lei intensamente legata a Carlo Vanzina dopo tanti film insieme: “Anche io devo dire che questo film è stato importante per la mia voglia di essere ancora nel mondo artistico di Carlo Vanzina e in quello di Enrico Vanzina. Il personaggio della first lady mi ha incuriosito moltissimo perché era una professoressa di geografia che non immaginava un salto così. Nel giro di una scena, faccio un applauso agli sceneggiatori, viene fuori il mostro che covava dentro e non vedeva l’ora come tutti di essere al top. Mi ha molto divertito, quindi ringrazio ancora Enrico e Marco”.

Biagio Izzo scherza come sempre e parla del suo personaggio come uno “della fuga dei cervelli”: “Voglio dire che sono contento di averlo fatto per l’amore verso Carlo. Dissi che qualsiasi cosa avessero voluto avrei fatto, io con lui ci sentivamo spesso anche per consigli umani ed era un signore meraviglioso. Il mio ruolo parla anche dell’emigrazione dei napoletani all’estero. Salvini ha chiuso i porti, io sono andato all’estero. Devo aggiungere che il premier è un po’ taccagno, questo è un brutto cambiamento”, con Ralf Palka che aggiunge : “Io mi sono ricordato che il primo lavoro con i Vanzina era Un ciclone in famiglia e anche li ero il direttore di un albergo. Il mio è un personaggio un po’ maldestro, ma mi ha fatto piacere fare una commedia vera senza vestirmi da nazista”.

Quando gli chiedono se questo personaggio è ricollegabile a quello interpretato in Compagni di Scuola e se si sia ispirato a Di Maio risponde serio Massimo Ghini: “No era Conte, è lui il première. Quest’anno è il 30ennale di Compagni di Scuola ed in realtà credo che vedervi pensare a questo parallelo fa capire che tante cose non sono cambiate. Quel personaggio era figlio del potere del momento, questa parte da una commedia degli anni ‘90 e diventa moderna riadattandola. Non ho ripensato a quel personaggio che era antipatico e negativo.  Comunque è molto grave che non sappiate chi governa in Italia”.

Natale a 5 Stelle
Natale a 5 Stelle

Natale a 5 Stelle, il motivo per cui non è stato diretto da Enrico Vanzina

Su Netflix e la possibilità di andare nel mondo Enrico Vanzina spiega: “Netflix è entrata in un momento successivo a film già scritto. È come un produttore qualunque che si è associato a Lucky Red, non hanno chiesto nulla e soltanto preteso una correttezza totale verso la confezione del film. Ci hanno chiesto di dare una vista natalizia al film e abbiamo dovuto cancellare molta gente essendo stato girato ad agosto. Sulla serialita è diverso, ma quando fai un film come tanti anni fa può andare nel mondo”, con Marco Risi che invece rimarca l’indipendenza del film rispetto al colosso streaming: “No, assolutamente io ho pensato a fare il film tenendo conto del fatto che fosse un film natalizio che non avrei mai immaginato di poter fare. Siamo stati tutti attenti, il fatto che non esca in sala mi dispiace ma visto che sono tutte vuote meglio vederlo a casa con qualcuno e immaginare che 200 milioni stanno vedendo il film a casa”.

Enrico Vanzina spiega poi il motivo per cui non ha voluto dirigerlo lui stesso: “Il film per me nasce quando lo scrivi, è la parte più bella del film. Il regista fa grandi compromessi, l’ho sempre fatto fare a mio padre e mio fratello che avevano più palle di me per farli. Sognavo di stare dietro a un tavolino e ora ci devo pensare sul passare dall’altra parte“, sul futuro della sala invece è più sicuro “Tutto cambia, molti di voi giovani dovreste vederne tanti. Il fascino della sala rimarrà sempre e non tutti dovranno stare a casa su Netflix, il cinema risorgerà sembrava dovesse morire anche con la tv. Troveremo un modo per convivere, il cinema rimarrà”. 

Sull’ennesima domanda rispetto al cinepanettone Massimo Ghini va giù in modo duro: “Si parla di cinepanettone perché esce a Natale, avendone fatto qualcuno prima della politica so la differenza tra commedia e cinepanettone. Questa commedia è andata anche tanti anni fa a teatro.  Netflix ha deciso di farlo uscire per Natale, è un po’ stantia quest astoria di dare un’etichetta. Sappiamo che il cinepanettone è in crisi ma la critica a film non visti è incredibile. Rivendico non avendo nulla a che dire nei confronti dei miei amici e colleghi che si scontreranno con il film natalizio noi siamo a un’esperienza diversa. Questa commedia non ha quei crismi”.

Sulle possibili polemiche per i riferimenti a Di Maio e Salvini Marco Risi chiude la conferenza sorridendo: “Se sono sciocchi se la prenderanno…io avrei voluto vedere il film di Sorrentino con Andreotti insieme a loro. Io credo che loro hanno il vantaggio che va in televisione, per me si divertiranno  altrimenti dovrò toglierli il voto”.

 

Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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