A Berlino per la promozione di “Contromano” tra gli expat, Antonio Albanese ci racconta la genesi del film toccando i temi più caldi dell’attualità. E parlando dei progetti futuri ci svela un gradito ritorno…

L’energia, ad Antonio Albanese, non è mai mancata fin dai tempi di Frengo, ma per il suo “Contromano”, quarto film da regista, l’attore milanese mostra l’orgoglio straripante di un padre nei confronti del figlio. Dopo il successo di pubblico (un po’ meno di critica, ingessata sulle solite accuse di “buonismo”) in Italia, Albanese ha colto l’occasione dell’Italian Film Festival di Berlino per promuovere personalmente la pellicola anche tra gli expat e il pubblico internazionale, offrendosi generosamente tra chiavi di interpretazione per il film, cavalli di battaglia e frecciate a colleghi e personaggi pubblici.

“Volevo trattare questo tema con dolcezza”, è il mantra con cui introduce la sua quarta fatica dietro la macchina da presa, seguita recentemente dalla serie Rai “I topi”. “Da spettatore volevo vedere un film diverso su questo tema. Volevo un dialogo dolce tra due culture diverse. Che parte dall’idea folle ma neanche tanto folle – sostenuta da molti, almeno a parole – dell’aiutarli a casa loro”. Un’idea folle che però, nel film, prende goffamente corpo dando vita alle peripezie del protagonista e alla sua drastica mutazione: “Un uomo che rappresenta l’Occidente, un omino onesto che però è stato condizionato negli anni e ha paura dell’altro. Con questo altro, però, lui si riscopre, scopre che la vita è più bella. E scopre che il loro territorio può dare a lui e non solo a lui la possibilità di vivere con gioia”.

E lo scopre anche perché a “u pilu”, come direbbe Cetto La Qualunque, è difficile resistere, e quando questo omino si imbatte nella senegalese Dalida (Aude Legastelois, francese così come l’altro co-protagonista, Alex Fondja) non può che cedere alla sua divina bellezza. Dando inizio al bizzarro “road trip” intrapreso non solo i personaggi fittizi, ma anche dalla troupe del film prendendo la nave Genova-Tangeri: 48 ore di navigazione nel Mediterraneo occidentale immersi nell’entusiasmo e nella commozione dei marocchini che tornano a casa con le valigie stracolme. E con la speranza, magari, di ritrovare un luogo che sentano un po’ più loro “perché noi figli di migranti soffriamo di labirintite, non sappiamo mai qual è il nostro posto”.

Antonio Albanese presenta a Berlino “Contromano” sua quarta regia

Un’impresa, quella di trattare il tema migranti in chiave schietta e al contempo tenera, che lo stesso Albanese definisce trasgressiva: “È il film più trasgressivo che io abbia mai fatto. L’immigrazione è un argomento molto delicato, che però bisogna trattare con un po’ più di coraggio”. Un coraggio che talvolta sembra mancare anche ad alcuni suoi colleghi onnipresenti in TV, che si accontentano di analisi politiche da bar o imitazioni di personaggi che di per sé sono già delle caricature, rischiando di renderli delle “macchiette” e renderli paradossalmente meno invisi al popolo: “L’imitazione è una comicità furba e banale, che talvolta riesce a riesumare dei mostri. È successo che personaggi orribili siano stati resi più credibili dalle imitazioni.”.

Dunque un comico dovrebbe porsi dei limiti morali? “No, dovrebbe impegnarsi un po’ di più. Quanto può essere interessante la presa in giro di uno che già chiunque prende in giro al bar?”. Insomma, imitare il Salvini o il Di Maio di turno è un esercizio magari gradevole per il pubblico, ma piuttosto semplice e potenzialmente controproducente, se è vero che la satira dovrebbe enfatizzare le malefatte dei potenti minandone la popolarità. “Io non rido mai degli altri, io rido con gli altri”, dice citando Carlo Maria Cipolla. “Non ho mai citato una specifica persona, perché non è mai colpa di uno. Quell’uno entra prepotentemente e ne approfitta, ma è il momento di un popolo che ha queste paure e si fa strumentalizzare”.

Ma nell’epoca della ricerca del consenso facile, che sia a destra o a sinistra (“Ma perché Michela Murgia scrive anche libri? La vedo sempre in TV”, scherza Albanese sollecitato sulla blogger sarda), quali strade perseguirà Antonio Albanese nel prossimo futuro? La notizia, che non ha ancora avuto ampia diffusione, farà piacere a molti: Cetto La Qualunque tornerà sul grande schermo. “Io e Piero Guerrera volevamo che Cetto tornasse solo con una grande idea, sono passati sette anni e ci è venuta. Stiamo iniziando a scrivere il nuovo film”. Un personaggio, il corrotto e immorale politico calabrese, che è stato ispirato da episodi reali, ha esagerato la realtà con i suoi comizi iperbolici ma è poi stato a sua volta superato dalle surreali vicende politiche degli ultimi anni: “È vero, ma abbiamo avuto un’idea che supera la realtà. Che poi ovviamente verrà a sua volta superata dalla realtà. Vediamo dove si può arrivare, ormai è una sfida”.

 

rizziandrea

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