Quello che non uccide, è tratto dal quarto libro della saga Millennium scritto da David Lagercrantz  che ha raccolto la pesante eredità dello scomparso Stieg Larsson, riportando in azione Lisbeth Salander.

 

Quello che non uccide, tratto dal quarto libro della saga Millennium dello scrittore David Lagercrantz, a cui è spettato l’arduo compito di parlare ancora dell’eroina Lisbeth Salander, creata dalla penna di Stieg Larsson, prematuramente scomparso. Fare riferimenti ai film precedenti, come il remake con protagonista Rooney Mara , del perfetto Uomini che odiano le donne, che ci ha fatto conoscere la vera ed unica Lisbeth degna di nota: Noomi Rapace, non fosse altro per le sue vere origini svedesi.

La trilogia interpretata da Noomi, (ma in realtà erano 3 film televisivi adattati poi per il grande schermo), a parte il primo erano stati molti  criticati. Accolto con benevolenza il citato remake, grazie anche alla regia di David Fincher , e Daniel Craig – Bond nei panni del giornalista Mikael Blomkvist assieme alla citata Mara, ne avevano fatto, caso raro in Hollywood,  un’ottimo remake (anche se chi vi scrive preferisce di gran lunga la versione con Noomi Rapace). Questo quarto episodio, se tale lo vogliamo considerare, si discosta da tutti gli altri, come poi la stessa trama del libro. Di conseguenza qui delle atmosfere nordiche e misteriose che abbiamo respirato nel libri di Larsson rimane ben poco, tuttavia la scelta di regia di Fede Alvarez, come da lui stesso dichiarato alla tredicesima Festa del Cinema di Roma, dove il film è stato presentato con tutto il cast in anteprima, è a dir poco spiazzante: “sì ho voluto fare un film come quelli di James Bond“. Diciamo che il paragone con i film tratti dai romanzi di Ian Fleming regge bene, anzi siamo  sinceramente  “dispiaciuti” che Daniel Craig non abbia ripreso il suo ruolo del giornalista, questo volta affidato al bravo (ma meno efficace) Sverrir Gudnason, (il Borg della sfida con McEnroe al cinema), mentre il ruolo dell’eroina è stato affidato ad una regina del piccolo schermo ovvero Claire Foy, che nei panni della Regina Elisabetta II è ormai divenuta universalmente conosciuta, la quale  riesce discretamente a trasformarsi nella super eroina Salander voluta dal libro ed amplificata dalla regia.

Nella foto Sverrir Gudnason

Siamo a metà della recensione di Quello che non uccide e ancora neanche vi abbiamo accennato alla trama, che seppure fedele al romanzo, suona fin troppo simile ad una sceneggiatura dei film di Bond anni’70 e ’80. Lisbeth Salander infatti si troverà catapultata in un’avventura per salvare il mondo da un disastro nucleare. Dopo essere stata  contattata da un esperto programmatore dell’NSA,  che vuole che il suo programma, in grado di prendere il controllo di tutti missili nucleari del mondo, a partire da quelli dei russi (poi dicono che sono i russi gli hacker…), debba sparire, e cerca rifugio proprio in Svezia, assieme al suo giovane figlio, che poi scopriremmo essere la chiave per aprire le password ed accedere al programma “fine di mondo”. In questa lotta che vedrà un esperto detective NSA che cerca di recuperare il programma, la polizia svedese che a sua volta dà la caccia a Lisbeth, troveremo anche i “ragni”,  ovvero una misteriosa organizzazione capeggiata dall’algida Camille (una straordinaria Sylvia Hoeks), che altri non è che la nemesi di Lisbeth, sua sorella rimasta nelle grinfie del padre padrone che ne ha abusato per anni, mentre Lisbeth era fuggita da bambina, una storia che scopriamo nelle prime  scene della pellicola, dove le due giovani bambine giocano a scacchi,  forse la più bella ed efficace della regia patinata di  Fede Alvarez (che ricordiamo per l’horror remake de La Casa) che poi ci trascinerà in breve in un action-movie senza respiro. Azione che vedremo, con validi colpi di scena, altri meno, dove campeggiano i nomi degli sponsor come in 007 a partire dalla Sony, Ducati, Lamborghini, ed in una particolare scena capirete perché dovete comprare una Volvo.

Nella foto Claire Foy

Il film purtroppo segue troppo l’azione, a volte in maniera esasperata  e perde quello che era poi il vero fascino del personaggio creato da Larsson, ma del resto questo quarto capitolo non è tratto da un suo libro e il regista ha deciso bene di “scatenarsi” in un vera propria opera dai toni teatrali-bondiani con la splendida scenografia dei panorami svedesi.

Il risultato finale è senz’altro un ottimo intrattenimento, specie per la platea dei film Marvel, dove Lisbeth Salander potrebbe benissimo non sfigurare in mezzo agli Avengers, o come perfetta Bond Girl. Ovviamente chi amava le sfumate atmosfere svedesi, gli intrighi misteriosi, resta un’attimo attonito di fronte a tanta azione, che ci porta fino al tentativo di distruggere il pianeta con le armi nucleari. Se volessimo infierire sulla pellicola made in Hollywood, che ci consegna una sceneggiatura ricca di alcuni dialoghi e scene che sembrano scritte apposta solo per  dare benzina al critico, non avremmo problemi,  ma vogliamo essere generosi ed eviteremo di bruciare la pellicola (e pensare che l’hanno fatto davvero con Ultimo tango a Parigi). Di conseguenza doniamo un valido giudizio per quello che riguarda la pellicola come un film d’azione, decisamente meno per tutto il resto.

Nella foto Sylvia Hoeks

Unica nota positiva la straordinaria Sylvia Hoeks, che riesce con un personaggio debole, perfino nel libro, e nonostante anche lei sia vittima di  battute e scene surreali , a dargli il giusto tono. Il critico amante del primo Millennium sogna un remake con la vera Lisbeth Noomi Rapace e Lei, ma resterà un sogno, la legge di Hollywood impone già un seguito con la “regina” Claire Foy. Al botteghino l’ardua sentenza di questo controverso episodio della saga Millennium, segnalando alla produttrice  Barbara Broccoli,  che ha avuto problemi con Danny Boyle per il prossimo 007 (che sarà sostituito da Cary Fukunaga), il regista  Fede Alvarez, che riteniamo  un perfetto candidato per il genere.

Il nostro voto:

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Roberto Leofrigio

Laureato in Scienze della Comunicazione, critico cinematografico, ufficio stampa per eventi e festival, cameraman professionale. Da 20 anni intervista chi conta in tutti i settori dello spettacolo e non solo.

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