La Festa del Cinema di Roma ai piedi di Martin Scorsese, emozionante il suo omaggio al cinema italiano e il momento della consegna del premio alla carriera per il quale non riesce a trattenere le lacrime. Ecco il resoconto dell’incontro ravvicinato a cui abbiamo avuto l’onore di partecipare.

Martin Scorsese è uno di quei registi che ha fatto la storia della settima arte cambiandola per sempre donandoci dei grandi capolavori, ma alla Festa del Cinema di Roma nel suo incontro ravvicinato ha “costretto” il direttore artistico Antonio Monda a rivederne il format: niente dieci clip sulla sua immensa filmografia come accaduto per Cate Blanchett, ma bensì nove con i film del cinema italiano che hanno cambiato la sua vita.

Martin Scorsese walks the red carpet during the 13th Rome Film Fest at Auditorium Parco Della Musica on October 22, 2018 in Rome, Italy.

Nove clip durante le quali Martin Scorsese h svelato aneddoti, curiosità e il perché il cinema italiano sia così radicato nel suo cuore. Non soltanto per le sue origini siciliane, anzi possiamo definirlo un siciliano dato che ha ricevuto da poco la cittadinanza, ma soprattutto per il modo in cui ha fatto e continuerà a fare cinema. Martin Scorsese è, forse, il più grande perché è cresciuto imparando dai più grandi. Tutti i film selezionati sono tra gli anni ’50 e metà degli anni ’60, ovvero il periodo in cui l’Italia era l’oro del mondo per la settima arte.

Sala Sinopoli

Nelle clip non ci sono cineasti recenti apprezzati da Martin Scorsese, che ha citato Marco Bellocchio e i Fratelli Taviani, verso i quali nutre talmente tanto amore artistico da aver voluto che fosse Paolo in persona a consegnargli il premio alla carriera. Martin Scorsese è stato professore di cinema in America per tanti studenti, a Roma ha reso omaggio a chi lo ha fatto diventare Martin Scorsese tenendo una masterclass di rara intensità davanti ad amici e colleghi come Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo e Giuseppe Tornatore.

“Accattone” di Pierpaolo Pasolini

Martin Scorsese sceglie come primo film d’omaggio al cinema italiano Accattone di Pierpaolo Pasolini, il primo film nel cui protagonista si è identificato davvero e lo ha portato ad amare uno dei registi più dibattuti e studiati della nostra cinematografia: “Ho visto il film la prima volta al New York film Fest nel ’64 ed è stata un’esperienza  per me, potrete capirlo dato che sono cresciuto in un ambiente non facile. Il primo film che ho visto è stato “Fronte del porto“di Elia Kazan, ma questo è stato primo con un personaggio in cui sono riuscito ad identificarmi totalmente. Ovviamente è sempre difficile parlare di Paolini, sapete tutto di lui e c’è tanta critica su di lui. Io non lo conoscevo minimamente ed ero sotto shock,  è stato una specie di lampo”.

La cosa che più di tutte lo ha colpito in “Accattone” era la santità del film, un elemento enfatizzato dalla musica di Bach che successivamente Martin Scorsese ha riproposto in una sua opera molto apprezzata dal pubblico e dalla critica: “Mi ha sorpreso molto la santità del film, racchiusa perfettamente nella frase “Ora sto bene” che Accattone esclama prima di morire. Muore fra due ladri, uno si fa il segno della croce all’incontrario… la prostituta si chiama Maddalena. Sono le persone della strada quelle che per me sono le più vicine a Cristo, tramite la loro sofferenza. Pasolini me l’ha fatto capire subito. Ho imparato moltissimo da Pasolini. Per esempio la musica di Bach durante la morte di Accattone. Ho usato Bach anche in Casinò che è un film che parla di un paradiso da cui alla fine i personaggi vengono esclusi… della tragedia della morte di una persona che viene dimenticata. Dopo 15 anni mi sono letto tutto Pasolini e non è stato facile soprattutto per la lingua, specie per le poesie”.

“La presa di potere di Luigi XIV” di Roberto Rossellini 

Quello di Rossellini è un esempio di cinema d’istruzione tanto caro a Martin Scorsese

Martin Scorsese poi cita il regista Roberto Rossellini, famoso per i suoi film carichi di carattere istruttorio e dai quali è stato sempre profondamente affascinato definendolo come uno dei più grandi ad aver cambiato il cinema: “Anche questo l’ho visto al New York, ma non era stato accolto bene. Roberto Rossellini ha aiutato a reinventare il cinema con Vittorio De Sica e Cesare Zavattini , ma ha capito che l’arte fosse troppo rivolta verso se stessa e ha cominciato a realizzare film per la tv didattici su argomenti storici proprio per insegnare. Questo è un film eccezionale basta vedere la composizione, vediamo Caravaggio e Velasquez ed è davvero potente. Noi vediamo il dettaglio e quel che la storia  ti trasmette attraverso esso. Basti vedere come il re rifiuta il piatto di maiale perché gli suggeriscono di non mangiarlo”.

Ridurre tutto all’essenziale, una lezione che Martin Scorsese ha imparato proprio da Roberto Rossellini e che lo ha aiutato a realizzare molti dei suoi film: “Lui in un certo senso riduceva tutto all’ essenziale. Mi ha chiarito la mente per “Toro Scatenato” e anche altri film più recenti. Ho incontrato solo una volta Rossellini, per strada nel 1970 a Roma alla mia prima volta in Italia. Passeggiavo  con un selezionatore di un Festival del Cinema proprio parlando di lui e me lo ha indicato. Dopo che ci hanno  presentato abbiamo chiacchierato insieme per un po’ e gli ho detto quanto fosse popolare in America, lui mi disse che gli interessava solo l’istruzione e non l’arte”

“Umberto D.” di Vittorio De Sica

Martin Scorsese decide di omaggiare il neorealismo con il capolavoro di Vittorio De Sica

Martin Scorsese cita poi una delle colonne portanti del cinema italiano, il premio Oscar Vittorio De Sica in grado di trasmettere ironia e drammaticità allo stesso tempo in un film come “Umberto D”, definito l’apice del neorealismo: “È straordinario, bellissimo e l’apice del neorealismo. Nel ‘52 il fatto di realizzare un film con una persona anziana e come cambiava una società in cui gli anziani erano rispettati, mostrarlo invece per strada abbandonato è un cambiamento terribile. La cosa interessante di questo film che ho visto nel 1960 è che la musica è molto crescente . In questa scena c’è un uomo che ha bisogno di mangiare e utilizza il suo cane per farlo, solitamente quando un uomo diventa carino con un animale è sentimentale ma non è questo il caso. Pensa ‘facciamo lavorare il cane’, tanto sa che qualsiasi persona sarebbe stata carina con lui”

Martin Scorsese ha scelto “Umberto D.” come unico film neorealista, ma il periodo storico rappresentato è quello che va dagli anni ’50 a metà anni ’60 ed ecco spiegato il motivo:  “Ho cercato di dare un’indicazione dei film formativi per me, altrimenti se avessi dovuto continuare avrei dovuto mettere “Prima della rivoluzione”, poi “Pugni in tasca” e altri ancora. Per quello che riguarda il neorealismo non si trattava di film, erano la realtà”.

“Il posto” di Ermanno Olmi

Il Posto è tra i tanti film che hanno influenzato Martin Scorsese nel realizzare il suo capolavoro “Toro Scatenato”

Martin Scorsese in quest’opera del maestro Ermanno Olmi scomparso da poco ha scelto una delle feste di capodanno più tristi, con una donna che si reca lì con un accompagnatore e nel frattempo si fa sedurre da un altro uomo: “Questo è un film molto speciale. Il distributore che possedeva i migliori cinema di New York lo ha amato talmente tanto che decise di mandarlo gratis il primo giorno. In questo film come in “Oltre i fidanzati”  c’è questo suo stile documentaristico. L’unico modo più naturale era quello seguire lo stile di John Cassavetes, per questo lo sento molto vicino a me”.

Il cineasta premio Oscar per “The Departed” svela che per “Toro Scatenato” ha utilizzato proprio uno stile molto simile a quello del maestro italiano: “A quel punto ne avevo visti talmente tanti di film, a partire da  “La strada” che era anche doppiato in inglese e quindi molti di questi titoli facevano parte della nostra vita. In realtà, però, c’è qualcosa di Olmi e  ne “Il Posto”, una purezza con il giovane uomo che entra in un nuovo mondo senza la disperazione post guerra. C’era un processo che portava prima all’industrializzazione con il lavoro in fabbrica e poi la morte. L’umanità è come se venisse tagliata fuori e c’è questa persona di non particolare importanza e rilievo. Vediamo una serie di stacchi sul suo armadio, poi dopo una dissolvenza gli appendi abiti vuoti e ho usato questo stile in Toro Scatenato”.

“L’eclisse” di Michelangelo Antonioni

Martin Scorsese ha dedicato a Michelangelo Antonioni più tempo rispetto alle altre clip

Martin Scorsese parla della diversità del concetto di spazio ne “L’Avventura” di Michelangelo Antonioni, ma ha scelto di mostrare il capitolo della trilogia de “L’eclisse” per l’idea del posto e del luogo in cui c’è una meravigliosa e applauditissima Monica Vitti:Il primo film che ho visto di Antonioni è stato l’avventura e ho dovuto imparare come leggerlo. Sono molto energico nella mia regia e vado molto veloce, ma l’osservare l’immagine nel cinema viene dal fatto che sono cresciuto nell’era d’oro con i classici americani e stranieri.  Questo mi ha dato la capacità di fermarmi ad osservare l’inquadratura per più tempo”.

Poi parla del confronto con il dibattito tra chi preferiva il capolavoro di Antonioni rispetto a “La Dolce Vita” di Federico Fellini, scherzando poi su uno dei tanti suoi sceneggiatori: “Era uscito un anno prima, quindi c’era il grande conflitto tra i due. Ho imparato ad imparare e guardare al cinema guardando ripetutamente “L’avventura” perché l’utilizzo dello spazio era molto diverso. È molto probabile che io non capisca arte moderna, Richard Price mi diceva che qualsiasi cosa andava oltre la madonna con il bambino non la capivo”.

Tornando a parlare de “L’Eclisse” Martin Scorsese loda l’utilizzo della luce e la composizione stilistica con funzione narrativa di Michelangelo Antonioni: “In realtà se guardate bene qui c’è una narrativa che viene raccontata nello spazio con la composizione e la luce, è un’altra mondo e un’altra mente dal punto di vista analitico. Questo film ha uno dei finali più belli e potenti di sempre piango sempre al suo finale. Io non conosco queste persone del film, quando lo vedo vado a cercare lo spazio. Antonioni in realtà ha realizzato una trilogia con “L’ avventura”, “La notte” e “L’eclisse” e qui vediamo questo passaggio in primo piano con lei che cammina per strada, mentre ad un certo punto si allarga il paesaggio. Ancora una volta le linee vengono utilizzate per la narrazione”.

Martin Scorsese continua poi lodando ancora Michelangelo Antonioni per la sua capacità di rivoluzionare:

“Io non volevo farvi vedere gli ultimi 7-8’ minuti che portano tutto su un altro pianeta, mi piaceva invece l’idea del posto e del luogo rappresentato in questo frangente. Questa trilogia di Antonioni ha ridefinito il linguaggio cinematografico che lo ha portato poi a realizzare Blow-Up e Zabriskie Point. Anche qui in realtà ha un altro modo di prendere la narrazione, ne “L’avventura” presenta la relazione che qui poi sviluppa. Lei cerca un’anima che lui non ha, ad un certo Delon sparisce dopo un’ora e si dimentica di lei. Questo lo ha fatto anche Hitchcock, ma qui non sappiamo il finale come ne La Doccia”.

“Divorzio all’italiana” di Pietro Germi

Martin Scorsese spiega perché, purtroppo, le commedie non vengono considerate come i drammi

Se c’era tanto di Olmi in Toro Scatenato allo stesso modo c’è molto di “Divorzio all’Italiana” in “Quei bravi ragazzi“, considerato da molti come uno dei film più belli in assoluto di Martin Scorsese: “Assolutamente, non c’è alcun dubbio perché mi ha influenzato e ho trovato molto in questo film. Ho amato tutto, dalla parte umoristica fino al modo di muovere la macchina da presa durante l’arringa. Mi stupisce ogni volta lo stile del bianco in nero in questo film,  anche quello della macchina da presa sul volto di Mastroianni. Importante è l’elemento della verità. Non so perché le commedie vengano premiate raramente dall’Academy, presumo che essendo intrattenimento non venga considerato serio. Aristofane e Eschilo erano divertenti  e regalavano intrattenimento, ma erano allo stesso tempo seri”.

“Salvatore Giuliano” di Francesco Rosi

La madre e il dolore in Salvatore Giuliano, momento che ha sconvolto emotivamente Martin Scorsese

Martin Scorsese sceglie anche Salvatore Giuliano, scelto proprio perché la scena in cui la madre piange il figlio morto è molto distante dal cinema americano e lo ha influenzato moltissimo nel raccontare determinate emozioni e sentimenti: “Esattamente, è difficilissimo parlare del dolore della perdita di un figlio da parte di una madre. Ho visto tutti questi film in due tre anni quindi posso dire  che la mia vita è effettivamente cambiata rapidamente tante volte. Rosi ti raccontava i fatti mostrandoti al contempo che i fatti non sono mai del tutto la verità, portandoti più in fondo, verso le radici della corruzione. E quindi la tragedia del Sud, la povertà. Penso sempre ai miei nonni, a come non si fidassero delle istituzioni una volta arrivati in America. La tradizione che avevano alle spalle di migliaia di anni di dolore e sofferenza pesava.

L’uomo capace di realizzare un capolavoro come Taxi Driver  entra poi nel dettaglio della scena mostrando un lato molto personale: “Quello che vediamo con la madre  in Salvatore Giuliano è qualcosa con la quale io sono cresciuto. Non avevo mai visto nulla di simile sullo schermo, noi americani non ci comportiamo in questa maniera. Rosi in questo film stacca da un momento all’altro e ad un certo punto non vedi più il corpo molto ma la parte religiosa. Come direbbe un mio amico è il mito che diventa storia e la storia che diventa mito.

“Il gattopardo” di Luchino Visconti 

Martin Scorsese ha amato tantissimo e anche studiato molto la capacità di Luchino Visconti di combinare realismo e impegno politico nelle sue opere: “Quello che mi interessava quanto ho fatto “L’età dell’innocenza” era l’antropologia della vita, in questo senso era più correlato a Rossellini dal minimo dettaglio al macrocosmo. Quello era un modo di fare cinema che è scomparso anche per motivi economici. La lezione più grande di Visconti invece in realtà è stata la sua capacità di combinare impegno politico con l’opera. Ne Il Gattopardo c’è un melodramma a briglie sciolte come avevamo già visto in “Rocco e i suoi fratelli”, che hanno ispirato tanto me e Robert De Niro per Toro Scatenato“.

Martin Scorsese poi sottolinea lo stile innovativo e diverso di Visconti, rispetto magari ad altri cineasti quali Antonioni: “Quello che mi ha colpito molto è che ho visto due ore e rotti della versione americana doppiata in inglese de “Il Gattopardo”. Quello che abbiamo qui è un ritmo meditativo molto fermo, ma le inquadrature sono ricche e lussureggianti rispetto ad Antonioni. Quello che mi ha colpito è il passaggio del tempo, lasciava intendere che i vecchi usi e costumi lasceranno spazio a qualcosa di nuovo e questa è la cosa davvero fondamentalmente. Capisce che è arrivato il momento di morire. Giuseppe Tomasi di  Lampedusa ha scritto che per cambiare tutto deve rimanere uguale, in questa scena lo accoglie rassegnandosi che Tancredi la sposerà nonostante il turbamento”

Martin Scorsese poi mostra tutta la sua maniacale cura nello studiare i film citando un dettaglio interessante de “Il Gattopardo”: “Se avete modo di rivederlo potrete notare in una scena Alain Delon entrare in una stanza con Claudia Cardinale. In quel momnto la musica segna stilisticamente i movimenti e le azioni degli attori, è stilizzata e quindi ogni elemento corrisponde alla perfezione. Poi volevo svelare una piccola curiosità. Il paese Donnafugata è quello di mia nonna”.

“Le notti di Cabiria” di Federico Fellini

Non poteva mancare Federico Fellini tra le influenze italiane di Martin Scorsese

Martin Scorsese non poteva non selezionare una clip di quello che Antonio Monda, ma anche tanti altri, definiscono il più grande regista di sempre. Lo scoop però è che i due sono stati ad un passo dal lavorare insieme: “Il primo film di Fellini che ho visto è “La strada”, ma il finale de “Le Notti di Cabiria” è sublime. L’ho incontrato più volte nel corso degli anni,  la prima volta a metà degli anni ‘70 sul set de “La città delle donne”. Eravamo arrivati quasi a realizzare un documentario per la Universal, o meglio la sua versione, ma purtroppo ci ha lasciato. Avevamo molti discorsi aperti, ma sarebbe stato un documentario alla Fellini”.

 Al termine dell’incontro vengono mostrati i titoli di coda di Toro Scatenato, definita dal direttore Antonio Monda come la sequenza più significativa del cinema di Martin Scorsese. Il momento più emozionante però. non ce n’è voglia il professore di cinema di origine siciliane, è stato quando Paolo Taviani con un toccante discorso ha consegnato il premio alla carriera a Martin Scorsese.

ROME, ITALY – OCTOBER 22: Martin Scorsese receives the Lifetime Achievement Award during the 13th Rome Film Fest at Auditorium Parco Della Musica on October 22, 2018 in Rome, Italy. (Photo by Ernesto S. Ruscio/Getty Images) *** Local Caption *** Martin Scorsese

In quelle lacrime di sincera, pura commozione c’è la differenza tra chi fa film e chi riesce a toccare l’anima raccontando storie. Martin Scorsese c’è riuscito come pochi altri, anche grazie a quel sangue italiano che non ha mai rinnegato e la Capitale d’Italia gli ha reso meritatamente omaggio.

Martin Scorsese riceve il premio alla carriera da Paolo Taviani

 

 

Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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