They Shall Not Grow Old, presentato alla tredicesima Festa del Cinema di Roma il documentario dedicato alla Prima Guerra Mondiale diretto da Peter Jackson ,  il regista de il Signore degli Anelli.

They Shall Not Grow Old diretto da Peter Jackson, il regista di tanti capolavori e universalmente conosciuto per la saga de Il Signore degli Anelli, ci racconta la Prima Guerra Mondiale attraverso un lavoro che riporta in vita immagini sepolte negli archivi.

Il documentario, ripercorre la Prima Guerra Mondiale dalla parte dei soldati dell’Impero Britannico, partendo dal materiale di repertorio, come Gandalf,  il regista ha pensato bene di operare una “magia” cinematografica, è quello che a prima vista potrebbe sembrare un noioso documentario, per chi non è appassionato di storia, per di più in bianco nero con una piccola immagine in 4:3 dopo cinque minuti di film si trasforma in un film a tutto schermo a colori portandoci dentro il cuore della Prima Guerra Mondiale mostrandoci, come non mai, in maniera vivida, gli scontri, i volti, i feriti e la morte sui campi di battaglia. Nel centenario della conclusione della guerra, che terminò l’11 novembre alle ore 11 del 1918 con un’armistizio, il regista ci porta dentro le storie dei soldati di sua maestà, dove scopriremo alla fine della pellicola, con una dedica, uno di questi era il nonno del regista.

La scelta delle immagini assieme al racconto vero di chi ha partecipato la guerra, ci narrano le loro storie dall’addestramento, al divertimento spensierato, per poi arrivare alle trincee, ai gas, alla morte. Jackson riesce a trasmettere attraverso voci e immagini ricolorate e con il suono ricostruito, una incredibile esperienza visiva, sottolineata dalla narrazione dei sopravvissuti che raccontano le loro semplici e tragiche storie.

Sono tantissime le voci che ci raccontano dal primo all’ultimo minuto tutta  la storia,  l’incredibile ricostruzione di Jackson riesce a ridare una nuova vita a delle immagini mute e in bianco e nero, che si trasformano in un film a colori vividi con il suono, le voci e i rumori della battaglia. Un lavoro perfetto,  reso possibile anche dalle nuove tecnologie, che hanno  permesso  al regista della terra di mezzo, di portarci dentro la terra di nessuno dove giacciono cadaveri che vengono infestati dalle mosche, o che ci mostra come i topi torturavano i soldati nelle trincee e a loro volta venivano cacciati  senza pietà dai soldati. Anche gli unni ovvero i soldati germanici , presi prigionieri ci vengono mostrati, con il racconto di chi li ha combattuti, che ne rispetta la loro forza e coraggio. Nelle immagini, notiamo come tutti volti, in particolare dei prigionieri germanici, a volte sorridano scherzino assieme, la guerra è finita per loro e forse in cuor loro sono contenti di stare nelle retrovie. Il racconto dei testimoni a volte è per noi assurdo, c’è chi rimpiange quei momenti, eppure un milione di soldati inglesi hanno perso la vita in quel conflitto, una generazione perduta.

Ora a 100 anni di distanza possiamo ammirare quella generazione perduta  guardando i loro occhi, il loro sorriso, la loro morte, Jackson  oltre a ridare vita a delle immagini con il colore e il suono, riesce a donargli uno strano effetto una specie di aura, quasi avesse girato lui stesso quelle immagini per un suo film. Un’opera ed una esperienza che all’interno di una sala cinematografica diventa ancora più forte, un degno omaggio a quei tanti giovani dell’una e dell’altra parte che hanno perso la vita in un conflitto assurdo. Molti storici sono convinti che senza la Prima Mondiale l’Europa e il mondo stesso oggi sarebbe di 100 anni in avanti in tutti campi. Già quei campi dove forse hanno perso la vita chi poteva sconfiggere il cancro, chi poteva anticipare tante scoperte mediche, e che hanno lasciato in vita, pieno di rancore, un caporale che rispondeva al nome di  Adolf Hitler.

Il nostro voto:

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Roberto Leofrigio

Laureato in Scienze della Comunicazione, critico cinematografico, ufficio stampa per eventi e festival, cameraman professionale. Da 20 anni intervista chi conta in tutti i settori dello spettacolo e non solo.

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