Isabelle Huppert ha ritirato alla Festa del Cinema di Roma il premio alla carriera, ecco cosa ha raccontato alla stampa durante un incontro alcuni aspetti fondamentali del suo essere attrice.

La Festa del Cinema di Roma quest’anno assegna ben due premi alla carriera, con il primo che va ad Isabelle Huppert per lo straordinario contributo al mondo del cinema con una carriera lunghissima che può vantare oltre 120 film. L’attrice francese candidata all’Oscar per Elle ha incantato il pubblico di più generazioni diventando un’autentica icona di stile. Molto eclettica ed in grado di spaziare tra più ruoli Isabelle Huppert è considerata da molti un’attrice sopra le righe, in grado di dare vita a monologhi pazzeschi probabilmente frutto dell’esperienza maturata a teatro. Dopo Cate Blanchett quindi un’altra grande dea della settima arte come Isabelle Huppert all’Auditorium di Roma.

Isabelle Huppert attends a press conference during the 13th Rome Film Fest at Auditorium Parco Della Musica on October 20, 2018 in Rome, Italy.

L’attrice ha spiegato di non sentirsi un esempio solamente per le giovani e che la cosa che più di tutte l’ha aiutata nel corso della carriera è stata lavorare l’armonia:

“Non ci sono solo le giovani a stimarmi, ma anche le meno giovani. Non penso che siano personaggi che facciano paura, credo che non siano del tutto normali e spesso complessi. Non penso che occorra coraggio per fare ciò che ho fatto. Quello che può far paura è di scontrarsi e avere divergenze sul lavoro avendo cattivi rapporti, ma se si lavora in armonia non vi è alcun problema”. 

Isabelle Huppert ha spiegato che il lavoro a teatro è differente rispetto al cinema, in cui è fondamentale essere guardate e guidate dal regista giusto per poter rendere al meglio:

“Io devo dire che il teatro è qualcosa di diverso e richiede una situazione più stressante rispetto al cinema. Sono soddisfatta di quel percorso, il fatto di mischiarlo con il cinema è positivo. Non voglio inventare risposte. Le difficoltà al cinema sono risolte dalla regia, ho lavorato con grandissimi registi. Ho fiducia nel cinema, non mi fa paura e penso che sia qualcosa in cui i problemi vengono risolti. Quindi non penso che bisogna fare domande prima e considerare che tutto sia un problema, le risposte arrivano nel momento in cui le cose si fanno. Non penso alla complessità, è qualcosa che mi da una grande soddisfazione e credo non bisogni avere paura dell’ignoto”.

Arriva poi la frase forse più significativa del nostro incontro con Isabelle Huppert, che sintetizza in modo preciso com’è cambiato il cinema secondo lei:

“Ho fatto i miei primi film con registi di un certo livello, sono molto curiosa e trovo stimolante l’idea di non sapere. Il film non necessariamente da una risposta allo spettatore, ognuno può dare la propria risposta ma questa non è una cosa complessa perché il cinema è una finestra sul mondo. È sempre più politico, per molto tempo era stato intrattenimento ora lo è in modo diverso”.

Isabelle Huppert spiega come si senta in realtà lontana dai suoi personaggi, anche se naturalmente al contempo mette qualcosa di lei in ogni interpretazione:

“Io mi sento vicina e al contempo non vicina ai personaggi, non ho nulla a che fare con loro ma mi sento vicina a livello intimo e segreto. Non mi dico mai Che un personaggio è l’opposto di quello che sono. Non è me stessa ma ha al contempo qualcosa di me. I personaggi che vengono recitati si dividono in più categorie, quelli più vicini e poi quelli più vicini a una fantasia che si ha su se stessi. I personaggi appartengono a una fiction e attraverso di loro si fa passare una parte della propria verità”.

Come ogni mamma che si rispetti Isabelle Huppert non fa figli e figliastri tra i personaggi della sua carriera, anche se ribadisce l’importanza di Elle:

“Amo tutti i miei film, alcuni hanno colpito più di altri come Elle che è stato un momento forte della mia vita di attrice. Anche altri meno noti sono stati importanti per me, non c’è un film che non avrei voluto fare. Hitchcock diceva che dopo tutto è solo un film, non è grave commettere un errore. Tutti i film che non ho ancora fatto non li conosco, sono nascosti da qualche parte come stelle. Ci incontreremo presto, ma ancora non li conosco”.

Isabelle Huppert vede nel cinema una possibilità di trasformarsi maggiore rispetto al teatro, ma entrambi rappresentano una continua sfida con sé stessi:

“Il cinema mi consente di farlo, spero di avere lo stesso piacere in teatro perché li è ancora più difficile. Il cinema è confronto con se stessi, il teatro lo è di meno. Io non faccio nessuna differenza tra la recitazione a teatro e al cinema, è la possibilità di confrontarsi con se stessi e questo non deve farci paura. Spesso credo che gli attori abbiano paura e si sentano costretti a recitare, in realtà è molto più semplice. È il film stesso che è come un treno, Truffaut diceva che il treno è partito e bisogna dare fiducia al paesaggio che scorre”.

L’attrice ha anche parlato di The Romanoffs, la nuova serie Amazon creata dallo showrunner Matthew Weiner già creatore di Mad Men, in cui è stata protagonista di un episodio:

“Io ho fatto questo film in russo, quindi lo parlo un pochettino. La voglia è nata dall’incontro con Matthew che ha creato Mad Men e l’idea di The Romanoffsera sorprendente. Si dice spesso che c’è un collegamento un po’ segreto con la famiglia dei Romanoffs sulla quale c’è un mistero. Lui ha voluto speculare sulle tante domande di questa famiglia. Sono 8 episodi che non hanno nulla a che vedere gli uni con gli altri, questa storia si proponga nel nostro mondo. Io interpreto questa regista particolarmente nervosa e mi sono molto divertita ad interpretarla. C’è qualcosa di barocco e un’immaginazione davvero sorprendente per questa serie. Non voglio dire che le altre non lo siano, ma è davvero sorprendente”.

Isabelle Huppert chiude parlando in italiano di Vittorio Taviani, maestro del cinema italiano con cui aveva avuto il piacere di girare un film:

“Abbiamo fatto un film insieme, abbiamo girato in Toscana. Spesso associato il cinema italiano ad una forma di bellezza per la luce e i paesaggi, almeno per me ha questa grande risonanza. Siamo stati in luoghi straordinari e c’era la dolcezza di Paolo e Vittorio. Ci si dimenticava che era una regia a due teste, perché sono persone di un’umanità eccezionale”

 

Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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