Se la strada potesse parlare, diretto da Barry Jenkins premio oscar come miglior film per Moonlight, è stato presentato alla tredicesima Festa del Cinema di Roma.

Se la strada potesse parlare, diretto da Barry Jenkins è tratto dall’omonimo romanzo di grande successo di James Baldwin. Il regista felice di essere alla Festa del Cinema di Roma che nel 2016 con il suo film Moonlight aveva aperto la festa, grazie alla lungimiranza del direttore artistico Antonio Monda, che aveva perfino predetto il successo all’Oscar, come un novello Nostradamus, per il regista che viene da Miami.

Il regista all’incontro stampa ha risposto alle domande poste da noi e colleghi e in particolare quella sullo scambio della famosa busta che gli ha fruttato il meritato premio Oscar.

La scelta di portare questo romanzo di James Walden, desumiamo dal suo bel film che era davvero un suo desiderio.

Barry Jenkins: ” Si è vero, io amo tantissimo James Walden, l’ho conosciuto grazie ad una donna dalla quale poi mi sono separato, lei mi ha detto devi leggere questo libro. In Walden troviamo due voci una parla di amore, passione e l’altra invece è molto critica sulla vita dei bianchi e dei neri, si sono felice di averlo portato sullo schermo anche per farlo conoscere al grande pubblico.”

Quale è il tipo di lavoro che lei mette in campo per preparare un film , in questo caso una storia presa dal libro quasi fedelmente.

Barry Jenkins : ” Come sceneggiatore e regista invece che faccio entrambe le cose, io per prima cosa osservo molte persone, come lavoro, i loro gesti, diciamo che il film prima è stato generato dalla scrittura e poi dopo mi trasformo in regista, mi piace molto avere questa relazione a due, che si sviluppa dentro di me che mi permette non solo dalle pagine del libro ma anche guardandomi in giro di portare sullo schermo la mia idea del film.”

Cosa è cambiato per lei dopo Moonlight  con l’oscar.  Come in Moonlight anche in questa storia trionfa l’amore nonostante tutte le difficoltà una scelta obbligata per lei?

Barry Jenkins: “Allora per la  prima domanda la mia vita è un po’ cambiata dopo l’oscar, se mando una email o chiamo ora mi rispondono tutti, prima non era così, prima il mio lavoro era costruito a nel cercare dei si, invece ora sono io che devo dire no. L’amore che trionfa… questa idea di partire da queste storia che ci  vuole raccontare Walden è che i neri hanno dovuto soffrire fin dalla fondazione del mondo forse, ci sono cose molte difficili, il personaggio principale tish vive il momento più difficile della sua vita il loro contesto è il ricordo non è neorealismo ma realismo romantico.”

In quella famosa notte degli Oscar, con lo scambio delle buste,  cosa ha provato dopo che aver capito che aveva vinto ?

Barry Jenkins: “sospira…- Uh, beh vi confesso l’Oscar è stata davvero una esperienza stranissima. Sono stato a tante premiazioni per premi più piccolo o grandi a volte ho vinto, ma ero tranquillo quella sera, quando sentito il primo nome mi sono detto va bene ok, poi all’improvviso è cambiato tutto. La cosa mi ha davvero provocato uno shock, onestamente non pensavo potesse aver commesso un errore come lo scambio delle buste, ammetto che  per un’ora non ho capito nulla e avevo l’Oscar in mano. Ora quando provo a ricordare quell’esperienza ho un vero e proprio black out, non riesco davvero a ricordarlo quel momento, poi guardo la mia statuetta a casa e sorrido.”

Nel suo film notiamo una grandissima cura nella scelta degli abiti e tanti dettagli.

Barry Jenkins: “Si grazie per averlo notato, libro l’autore racconta in modo dettagliato tutto quanto, e io nella ricerca dei vestiti nelle descrizioni assieme al direttore della fotografia, il costumista , la direzione scenografica abbiamo passato quasi 2 mesi nella preparazione minuziosa di tutto e abbiamo avuto che tutte le nostre idee convergevano un qualcosa di simile che avevo fatto con Moonlight.”

Barry Jenkins (regista/director)

Nelle prime scene del film, troviamo la denuncia che una famiglia sa combattere e invece i bianchi no, questo era presente nel libro?

Barry Jenkins:“Certo, io film parte da questa storia, Walden nel liboro ci dice che quando nasce un bambino nero lui è già in pericolo, quello bianco no. E allora lo si vuole proteggere, la scena di cui lei parla è stata presa dal libro, ed io ho voluto inserirla per mostrare questa forza questo istinto protettivo, spesso dicono che ai neri non importa, ma non è vero, volevo rompere anche questi stupidi pregiudizi.”

Cosa pensa della situazione ora in Europa con tutti i problemi che stiamo avendo con migrazione, confini, razzismo

Barry Jenkins: ” L’ Europa è un posto molto grande, non saprei cosa dirvi, io sono venuto per la prima volta qui nel 200 e ora vedo che lo cose si sono complicate, come i nostri confini. Ma dobbiamo superare questa differenza tra neri e bianchi, la diversità dell’omofobia, non ci stanno differenze. Questo è un compito che spetta a noi cineasti, dobbiamo parlarne per far capire alla gente che non esistono diversità, confini, l’umanità è una sola.”

Nel suo cast ci sono tanti attori famosi in piccoli ruoli, come è riuscito a convincerli ?

Barry Jenkins:” Forse è stato merito dell’Oscar,non lo so ma tutti hanno accettato, Diego Luna, Pedro Pascal, amavano questo autore ed erano felici di essere nel film anche con una piccola parte.”

Roberto Leofrigio

Laureato in Scienze della Comunicazione, critico cinematografico, ufficio stampa per eventi e festival, cameraman professionale. Da 20 anni intervista chi conta in tutti i settori dello spettacolo e non solo.

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