Abbiamo avuto il piacere d’intervistare Barry Jenkins sul red carpet della Festa del Cinema di Roma per presentare “Se la strada potesse parlare”, ecco cosa ci ha raccontato sul suo cinema diviso tra amore e diritti civili. 

Barry Jenkins era uno degli ospiti più attesi alla Festa del Cinema di Roma, dove era stato presentato in anteprima nella selezione ufficiale Moonlight premiato con l’Oscar al miglior film nella notte più controversa della storia e il relativo scambio di busta con La La Land. Barry Jenkins ha presentato il suo ultimo film “Se la strada potesse parlare”, storia d’amore e razzismo tratta da un romanzo di James Baldwin. Ecco cosa ci ha raccontato nella nostra intervista sul red carpet, in cui ha aperto una busta stile Oscar.

Per te è più difficile parlare di amore e sentimenti oppure di diritti civili nel tuo lavoro di regista?

“Credo che in un certo senso sia comunque difficile, devi dire la verità in queste storie e fare un adattamento da James Baldwin è stata una sfida per me. Ma penso che  trattare l’amore sia ugualmente importante rispetto ai problemi del sistema e le tematiche di diritti civili, quindi non credo uno sia stato più difficile dell’altro: sono stati entrambi delle sfide”.

Come sceglie gli attori per i tuoi film?

“Ogni attore deve avere una possibilità quando arriva al provino. Non ho in mente attori particolari quando scrivo, ma quando un attore mi fa vedere chi è il personaggio allora ottiene la parte. Ad esempio in Moonlight inizialmente non immaginavo il protagonista così muscoloso, ma durante l’audizione l’attore mi ha dimostrato di incarnarlo davvero”.

Puoi dirci qualcosa sulla tua prossima serie Amazon “Underground Railroad”?

“Proprio in questi giorni stiamo facendo il casting, finendo lo script e scegliendo le location ecco perché sto passando così poco tempo sui red carpet. È un meraviglioso viaggio che ha a che fare con la resilienza, ma anche in qualche modo con i diritti civili e la storia americana. È un percorso ampio in cui comunque l’amore in qualche modo c’entra”.

Che differenze ci sono nella produzione di prodotti Amazon/Netflix rispetto a quelli classici cinematografici?

“Per me non c’è alcuna differenza, credo che la differenza sia piuttosto nel modo in cui gli spettatori fruiscono dei film. Se si tratta di una produzione tradizionale probabilmente la vedrai in un gran bel teatro come questo, mentre se è Amazon la vedrai sul telefono. La cosa positiva è che le persone che non vivono vicino ad un cinema come questo possono vedersi sul telefonino i miei film e questo non mi dà problemi”.

Il video della nostra intervista a Barry Jenkins

Nel finale c’è anche a sorpresa una gag con Barry Jenkins che apre una busta, nella quale non c’è scritto né La La Land né Moonlight, ma il ringraziamento per essere venuto nella Capitale con il suo film.

Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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