L’uomo che uccise Don Chisciotte, giunge finalmente sul grande schermo il film maledetto di Terry Gilliam che dopo 25 anni, ed una morte mancata da parte sua,  è riuscito finalmente a portare a compimento.

L’uomo che uccise Don Chisciotte, ci vorrebbe una recensione di 30 pagine, come ci vorrebbero 30 anni per raccontare l’incredibile storia di questa pellicola, a dir poco maledetta, come lo stesso Gilliam ci ha raccontato alla presentazione in Italia.

Presentato in anteprima al Festival di Cannes 2018 come film di  chiusura,  con il regista vittima di un infarto proprio pochi giorni prima di partire per il festival. Per nostra fortuna, grazie al destino, o forse grazie a Don Chisciotte e Sancho Panza che non hanno ucciso il geniale regista. Dopo 25 anni di gestazione una lavorazione del film precedente mai terminata, che potete conoscere attraverso il documentario Lost in la Mancha,  dove il precedente e ambizioso progetto del regista naufragò, vede ora la luce la versione definitiva

Quello  ci viene presentato è qualcosa di profondamente differente da quell’originale progetto a partire da uno dei suoi protagonisti: Adam Driver che prende il ruolo del regista Toby , dall’ego smisurato, che poi si trasformerà in Sancho Panza suo malgrado e Jonathan Pryce che prende il ruolo dell’ormai scomparso Jean Rochefort – Don Chisciotte del precedente progetto, come Drive quello di Deep. Ma il risultato di questa pellicola a cui doniamo tutte le stelle possibili, anche se molti non saranno d’accordo, è la summa del cinema di  Terry Gilliam.  La storia è in realtà quasi un’autobiografia del regista  di tutte le peripezie che lo hanno accompagnato in questi anni, cui il fido direttore italiano della fotografia Nicola Pecorini ha fedelmente seguito senza mai lasciare solo il suo Don Chisciotte-Gilliam. E così i formidabili personaggi creati da Cervantes sono presi a prestito dal regista per raccontarci di Toby, che dopo aver realizzato il suo film d’autore in Spagna in rigoroso bianco e nero che, guarda casa di intitolava L’uomo che uccise Don Chisciotte, ritrova i luoghi e i suoi attori non professionisti, scelti all’epoca in un piccolo villaggio, che si sono trasformati nei personaggi del suo film e vivono come nel romanzo una forma di pazzia e allucinazione, scambiando mulini a vento per giganti, o credendo di essere delle nobili dame.

Tutta la pellicola, come recita anche la stessa pubblicità del film è Gilliam al 100%, per coloro che amano le opere del regista, anche le più sfortunate, non potranno in certi momenti della pellicola non commuoversi per alcuni precisi richiami alle sue disavventure cinematografiche. Ai più giovani potrà forse risultare ostico, ma non abbiamo dubbi che sapranno riconsiderarlo in età più matura.

Difficile se non impossibile cerca di descrivere una trama, ma forse è  inutile perché molti conoscono la storia di Cervantes,anche se pochi hanno letto il libro. Il risultato di questa versione definitiva del regista,  ci porta dentro la storia del personaggio che ha rischiato di ucciderlo, la pellicola sembra ripercorrere tutta la sua fatica per essere realizzata, i produttori sono descritti in modo severo e grottesco, e sono loro i  veri cattivi della storia, il regista ambizioso che altri non è lui che da giovane era un promettente e geniale regista,  che a suo modo scopre quanto di male ha fatto con il suo primo film, quasi un’ammissione di colpa. La principale trovata è bene precisare, il rispetto al primo progetto che prevedeva un viaggio nel tempo, è proprio quello di aver attualizzato l’opera di Cervantes, tutto si svolge nella nostra epoca e al tempo stesso vive delle allucinazioni “cinematografiche” di Don Chisciotte, cui Toby – Sancho Panza cerca di aiutare disperatamente per farlo uscire da questo stato di follia. Se Gilliam fosse scomparso prima della sua opera senza dubbio si sarebbero sprecati gli articoli del suo film epitaffio, del suo ultimo lascito, in realtà, e per fortuna, lui sta benissimo, il film non andrà benissimo al botteghino, del resto come tutti i suoi film, e siamo certi che tra 20 -25 anni quando alcuni  di noi non ci saranno più, qualche giovane critico scriverà del film più geniale, autobiografico e meraviglioso realizzato da Terry Gilliam: L’uomo che uccise Don Chisciotte.

Il nostro voto

Roberto Leofrigio

Laureato in Scienze della Comunicazione, critico cinematografico, ufficio stampa per eventi e festival, cameraman professionale. Da 20 anni intervista chi conta in tutti i settori dello spettacolo e non solo.

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