13 settembre. Il giorno in cui scade il termine per i film italiani per iscriversi a concorrere come candidato per la categoria Miglior Film in lingua non inglese per gli Oscar 2019. La lista completa verrà resa nota subito dopo dall’Anica, e in questa rosa di papabili verrà scelto il film che dovrà passare attraverso tutto il duro iter che porta fino alla cinquina che si sfiderà il 24 febbraio per la 91ma edizione degli Academy Awards.

Oscar 2019

Oscar 2019: come si candida un film

Conoscere il regolamento nel dettaglio è fondamentale. Prima di tutto, i film candidabili sono “i film italiani la cui prima distribuzione in Italia sia avvenuta nel periodo compreso tra il 1° ottobre 2017 e il 30 settembre 2018. Per “prima distribuzione” si intende quella intervenuta per almeno sette giorni consecutivi di proiezione pubblica in una sala cinematografica commerciale, con inizio dei sette giorni consecutivi nel periodo non precedente al 1° ottobre 2017 e non successivo al 30 settembre 2018)”.

Questo è un’informazione molto importante, perché esclude i film che siano passati a un festival, ma che ancora non sono usciti in sala. Per fare un esempio, Euforia, il nuovo film diretto da Valeria Golino, non è candidabile, nonostante sia già stato visto a Cannes nello scorso maggio. E lo stesso vale per il nuovo film di Edoardo De Angelis, Il vizio della speranza, presentato, e con critiche molto buone, al Toronto Film Festival. Per la premiére italiana ha scelto la Festa di Roma, quindi tra il 18 e il 28 ottobre.

Comunque, dal 13 settembre alle ore 16:00 sapremo su quali film ha deciso di investire per l’Oscar 2019. Ben 500 euro, per esseri precisi, è l’investimento, ovvero la quota d’iscrizione per entrare a far parte della selezione, a cui si vanno ad aggiungere i costi di 10 DVD e un DCP per le visioni private del comitato di selezione.

Road to Oscar 2019

Comitato di selezione formato da… non si sa! Perché anche quest’anno si è deciso, per ragioni non meglio identificate, di non rendere pubblica la composizione della commissione. La scopriremo solo dopo che verrà reso noto il film scelto, e che l’Anica dovrà far pervenire, completo di documentazione, entro il 1° ottobre alle 5 PM (orario di Los Angeles, le 8 del mattino per noi) e per cui a quel punto inizierà un altro viaggio, fatto di proiezioni in alcuni festival chiave tra New York, Los Angeles, Palm Springs, San Francisco, e soprattutto tante feste, cocktail ed eventi di vario genere in cui i produttori e, se ci sono, i distributori americani dovranno perorarne la causa. Questo per poter arrivare nella prima selezione, quella della short list di nove titoli, ovvero i sei migliori secondo il primo comitato di selezione, a cui se ne aggiungono altri tre, considerati meritevoli di considerazione. Tra questi nove, un secondo comitato di selezione sceglierà il 14 gennaio la fatidica cinquina, che verrà poi votata dai membri attivi e viventi dell’Academy, che assegneranno l’ambita statuetta il 24 febbraio 2019.

Oscar 2019, questo è un lavoro per Dogman?

Una gran faticaccia, a cui sembra destinato il Dogman di Matteo Garrone. Ma le vie del cinema italiano sono infinite, quindi prima di tutto non dimentichiamo che il 20 settembre esce nelle sale una versione unica di Loro, il film di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi. Giusto in tempo per entrare a far parte dei contendenti.

Oscar 2019, e se fosse l’anno delle donne?

Di questi tempi, poi, meglio non sottovalutare la sensibilità femminile, e al dispetto delle peggiori prospettive del #MeToo, ci sono almeno tre nostre registe che possono puntare tranquillamente alla candidatura. Alice Rorhwacher, che ha già portato via il premio per la migliore sceneggiatura a Cannes con il suo Lazzaro Felice. Laura Bispuri, con Figlia mia. E poi Susanna Nicchiarelli, il cui Nico 1988 è già uscito negli Stati Uniti, incassando tanti complimenti. L’unica regista italiana fino a oggi candidata all’Oscar è stata Lina Wertmuller, con Pasqualino Settebellezze, che conquistò le candidature come Miglior film straniero, miglior attore protagonista (un monumentale Giancarlo Giannini), regia e sceneggiatura, entrambe per la signora Wertmuller.

Oscar 2019, gli outsiders

Lo sono davvero, i gemelli D’Innocenzo, che con il loro La terra dell’abbastanza qualche possibilità ce l’hanno, soprattutto dopo avere ricevuto l’endorsement di un certo Paul Thomas Anderson.

C’è poi Leonardo Di Costanzo, con il suo bellissimo L’intrusa, mentre meno possibilità hanno Coluccini e Botrugno per Il contagio. In tutto ciò, meglio non dimenticare il trionfatore dei David di quest’anno, Ammore e Malavita, de Manetti Bros., e l’ultimo film dei fratelli Taviani prima che venisse a mancare Vittorio, Una questione privata. Così come una possibilità andrebbe concessa anche a Il cratere, film che ha vinto decine di premi e che merita ancora una lunga vita all’estero.

Oscar 2019, la mia cinquina italiana

Dogman a parte, che è uno dei miglior film italiani degli ultimi anni, se potessi mandare più di un film contro il resto del mondo, le mie scelte sarebbero a prima vista alquanto bizzarre. Ma posso spiegare, Vostro Onore.

A casa tutti bene: l’ultimo film di Gabriele Muccino è una di quelle storie che gli americani amano e capiscono. Una famiglia numerosa, tanti litigi e le bellezze dell’Italia. Quasi un poker servito.

Sono tornato: è stato bistrattato il film di Luca Miniero, dalla critica e dal pubblico. Un peccato, perché è un film che rispecchia perfettamente l’Italia di oggi e girato con uno stile molto moderno.

Il tuttofare: perché è una commedia scritta benissimo, come quelle che facevamo una volta, con Risi, Zampa e Salce. E con una grandissima coppia di interpreti, Sergio Castellitto e il giovane Guglielmo Poggi.

Manuel: una delle tante storie difficili di periferia, o meglio ancora di confine, racconta il nostro cinema. Manuel ha però qualcosa di diverso che lo rende un film impossibile da non amare, e soprattutto universale.

Dove non ho mai abitato: quello di Paolo Franchi, regista difficile e geniale, è un film straordinario e incompreso, che meriterebbe ben più di una seconda occasione, non fosse altro per la meraviglia che portano sullo schermo Emmanuelle Davos e Fabrizio Gifuni.

Vediamo quali tra questi, e sicuramente tra altri, saranno i film che vogliono correre come candidato per l’Oscar 2019 come Miglior film straniero. Poche ore e lo sapremo. E state certi che ne riparleremo molto presto.

Alessandro De Simone

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