Secondo film in concorso a Venezia 75 è The Mountain di Rick Alverson, una delusione a causa di una sceneggiatura non all’altezza. La recensione.

The Mountain di Rick Alverson presentato in Concorso, ci trascina in un loop silenzioso e claustrofobico dentro vita (e il disagio) del giovane Andy che, dopo la morte del padre, incontra un medico che lo introduce al lavoro di fotografo documentarista nel settore dei trattamenti sanitari della malattia mentale e delle opinabili pratiche neurologiche che venivano attuate negli Stati Uniti degli anni ‘50.

Il protagonista in The Mountain è interpretato da Tye Sheridan, recentemente noto per il suo ruolo di Cyclope nella saga della gioventù degli X-Men e soprattutto per essere l’eroe del recente Ready Player One di Steven Spielberg. Il personaggio adulto messo in parallelo con lui ha il volto del poliedrico Jeff Goldblum che, nella sua ultraquarantennale carriera, ha fatto davvero di tutto e non avrebbe potuto farsi scappare uno particolare uomo come il Dr. Fiennes. E infatti conferma le sue capacità. Il resto del cast principale in The Mountain comprende l’attore francese Denis Lavant, la canadese Hannah Gross e il tedesco Udo Kier.

Tutta la regia in The Mountain è stata impostata su movimenti lentissimi, spesso impercettibili, sia della macchina da presa che degli interpreti; pochi dialoghi e quasi tutti surreali. Un susseguirsi di tableaux vivants, per dirla alla francese, tanto da far sembrare la pellicola un passaggio di diapositive fatte scorrere in un proiettore. A tal proposito, complimenti meritatissimi al messicano Lorenzo Hagerman per la cinematography. Anche la colonna sonora lavora per sottrazione e, tra una melodia ansiogena e una canzone swing, entra a far parte dell’editing audio addirittura il tintinnio dei cubetti di ghiaccio degli innumerevoli drink assunti dagli abitanti della The Mountain.

Tornarando a Sheridan, il suo ruolo in The Mountain presenta discrete similitudini, almeno dal punto di vista del silenzio, degli sguardi persi nel vuoto e della posizione sgraziata con le spalle basse e la schiena curva dal personaggio del film di Martin Lang ne Il sacrificio del cervo sacrodi Yorgos Lanthimos.

Nel complesso, “The Mountain” presenta qualità tecniche perfettamente calzanti per un Festival, anche troppo, tanto da porre parecchi dubbi su una possibile futura distribuzione, almeno in Italia, per gli evidenti limiti dell’impoanto narrativo.

Il nostro voto

danielelorenzetti

View all posts