A Cannes abbiamo avuto modo d’incontrare Matteo Garrone e il cast di “Dogman”, bellissimo film con cui il regista italiano punta a vincere premi importanti in questa edizione. Ecco cosa ci hanno raccontato in conferenza stampa.

Il cinema italiano al Festival di Cannes piace, ma gli piace molto in particolare quello di Matteo Garrone che si è portato a casa premi importanti con “Gomorra” e “Reality”. Il suo nuovo film “Dogman” era molto atteso, ma gli applausi al termine della proiezione non sono stati di circostanza perché il film che abbiamo visto in anteprima è meraviglioso. Un meraviglioso affresco ispirato alla vicenda del Canaro della Magliana, ma riproposta in modo differente con una ricerca angosciosa di accettazione e riscatto della dignità umana.

Matteo Garrone e il cast di Dogman in conferenza stampa

Matteo Garrone, gli sceneggiatori, e il cast di Dogman, guidato dai meravigliosi Marcello Fonte e Edoardo Pesce, hanno incontrato la stampa al Festival di Cannes proprio per raccontare com’è nata questa opera. La prima stesura della sceneggiatura era di 13 anni fa e fu proposta persino a Roberto Benigni, presente alla prima ed entusiasta del risultato. Matteo Garrone si prepara a ricevere un  nuovo premio a Cannes, ecco il nostro incontro per “Dogman”.

Dogman più che una storia di vendetta non è una storia di giustizia?

Matteo Garrone: “Si, è vero. Dogman è un film che nasce da un lungo percorso che abbiamo fatto insieme a Massimo e Ugo. Lo abbiamo iniziato a scrivere 13 anni fa partendo da un fatto di cronaca nera cruento e nel corso degli anni la storia è cambiata molto. Siamo arrivati finalmente a fare questo film e ad incontrare Marcello. Grazie all’incontro con lui si sono chiarite un’insieme di cose che ci hanno portato su una dimensione più umana, è una storia che abbiamo raccontato perché poteva succedere a chiunque di noi. Non volevamo vedere questo personaggio trasformato nel mostro. La sua forza è riuscire a trasmettere una grande umanità e dolcezza rimanendo in meccanismi di violenza che non gli appartengono. Riesce fino alla fine a non trasformarsi in mostro, rimane vittima di questo meccanismo. Non si può parlare di Vendetta. Lui è naif, ha una sua innocenza. Credo che la sua grande umanità sia la forza del film. Dall’altra parte c’è un antagonista che fa un lavoro straordinario, se Edoardo non avesse fatto un lavoro straordinario sarebbe crollato il film. Alida è la luce dl film, è il grande amore di Marcello. C’è il lavoro straordinario che ha fatto Nicolai con la luce, Michele Monicetta con le musiche. Credo che ogni film sia il risultato di un lavoro di gruppo”.

Tu hai lavorato Dogman per 13 anni, è ispirato al Canaro ma qui è una storia molto più profonda, sei andato a cercare questo personaggio. Qual è stato il momento in cui è cambiato tutto?

Matteo Garrone: “Marcello mi rimanda a Buster Keaton, un personaggio da cinema muto. Ha portato anche momenti di comicità e leggerezza fondamentali. Il fatto di cronaca è cruento e famoso soprattutto con la tortura, al cinema mi è capitato di vedere film anche belli con questo meccanismo penso ad un “Borghese piccolo piccolo”. Quello che rendeva il fatto di cronaca famoso era quello che mi bloccava, con Marcello e la sua dolcezza è sembrata una stonatura che lui finisse in quella direzione. In modo naturale ci siamo accorti che la parte più interessante è il conflitto che ha nel momento in cui si ritrova a cercare un riconoscimento verso la propria dignità. Si trova davanti una bestia, però a quel punto deve trovare il modo di sopravvivere e quindi agisce perché trascinato nel meccanismo. Mi interessava vivere il conflitto accanto a lui, lì ci siamo divertiti insieme ad esplorare. Il personaggio è interessante anche perché vive molte contraddizioni, è affascinato da Simoncino ma allo stesso tempo lo teme. È un personaggio moderno, se c’è una violenza ed è un film sulla violenza lo è psicologicamente e non per aspetti sanguinolenti o splatter come poteva sembrare a chi pensava di andare in sala a vedere Dogman. Se volete quegli aspetti non andate a vederlo, il nostro film parla di un percorso”.

Marcello Fonte: “Lui è come un fiore di loto, cresce in mezzo al fianco ma rimane sempre bianco pur sporcandosi un po’. Riesce a non perdersi cercando di allontanare i pericoli dal suo intimo”.

Matteo Garrone: “Difende sua figlia e i valori che ha, come fanno tanti altri. Il personaggio di Marcello vorrebbe andare d’accordo con tutti, i suoi errori avvengono per fragilità e paura. È una storia semplice, c’è sempre ovunque la lotta del debole contro il forte. Credo che Marcello ed Edoardo siano riusciti a raccontare due personaggi che vivono sullo schermo”.

Marcello Fonte: “È come un orchestra, ci si accorda per il concerto e si parte. Ogni ciak è unico, la cosa bella è proprio questa. Ti ritrovi con Matteo che è una persona con un certo gusto, non banale, che ti fa analizzare emotivamente le cose. Ti invita a cercare di capire il perché di determinate scene, deve suonare e se non suona non suona”.

Matteo Garrone:Ho lavorato così grazie alla grande generosità del cast”.

Sarebbe possibile per te parlare del lavoro fatto per la costruzione della sceneggiatura in Dogman?

Matteo Garrone: “Cedo la parola agli sceneggiatori”.

Ugo Chiti: “Tu hai accennato a lungo ad un percorso di riprese, credo che per il risultato le contraddizioni di Marcello siano fondamentali. È l’aspetto più curioso, è la prosecuzione di un personaggio tipico del cinema italiano famoso per l’arte di arrangiarsi che ora comprende anche la cocaina. Io ho visto questo film per la prima volta a Roma e mi ha dato la sensazione di un dramma sacro, c’è il tema della dignità e di una sterilità della vendetta. L’unica figura felice nel finale è il cane, perché il padrone ha una preda grossa. Non so quanta fortuna ci sia, ma c’è una capacità sovrannaturale di Matteo nel comunicare con gli animali, anche il modo in cui si dispone in quel quadro finale è strepitoso. Diventa un profilo enorme, quasi una divinità. Un effetto straordinario, il regista e il montatore hanno operato in modo magnifico sul film. Noi sceneggiatori sappiamo quanto viene modificato, ma in tutti i film di Matteo avvertiamo sempre questa metamorfosi. Il cane all’inizio doveva morire, ma Matteo e Marcello hanno detto che non potevano ucciderlo. Alla fine dopo tutto il cane continua felice la sua funzione naturale”.

Massimo Gaudioso: “Abbiamo lavorato per tanti anni alla sceneggiatura dopo l’insoddisfazione di Matteo tornavamo a una nuova stesura. C’erano delle situazioni che ci spaventavano, come il fatto di cronaca. Matteo voleva un personaggio innocente e non capivamo come renderlo partecipe di un fatto tanto atroce. Marcello è stato un colpo a sorpresa”.

Matteo Garrone: “Abbiamo portato 12 anni fa la prima sceneggiatura a Roberto Benigni, che ieri era in sala. Cercavamo un personaggio con una certa comicità sin dall’inizio. Uno dei nostri punti di riferimento era anche ‘Le memorie del sottosuolo’ di Fëdor Dostoevskij”.

Il lavoro con i cani sul set di Dogman?

Matteo Garrone: “Lavorare con i cani è fantastico, non sai mai quello che fanno e penso che un attore debba essere felice perché rimane sempre vivo nella scena seguendo la componente dell’imprevedibilità. Marcello si trovava a suo agio con i cani, la scena dove mangiano insieme è straordinaria. All’inizio non c’era un rapporto intimo tra di loro, ho chiesto all’addestratrice di farli vivere insieme. Mi hanno detto che ci sarà la Palm Dog, Jack la merita”.

Com’è stato portato avanti il processo di selezione delle location per Dogman, che sono davvero molto belle.

Matteo Garrone: “Villaggio Coppola è un luogo a me familiare, nel 2001 ho girato L’imbalsamatore lì, nel 2007 ci ho girato una parte di Gomorra e ora sono tornato per Dogman. È un luogo che mi vuole bene e io gliene voglio. Sono quasi tre film che faccio, ogni volta che giro una scena c’è la luce magica nel momento giusto per quella scena. La prima parte in Dogman è solare, quando esce dal carcere diventa più plumbea, quasi ad accompagnarci. La ragione che ci ha spinto a girare lì  Dogman era cercare un luogo che potesse richiamare le atmosfere western di un luogo di frontiera che potesse diventare metafora di dove viviamo. Era fondamentale che Marcello avesse un contatto con la comunità che diventa fondamentale nelle scelte finali e nel rapporto con Simoncino. Non poteva svilupparsi in una grande metropoli”.

Ugo Chiti: “A Roma mi sembrava un dramma sacro, ieri sera mi è sembrata un’allegoria sul paese. Come tutte le allegorie non si possono definire, ma le senti presenti. In 13 anni è cambiato molto il paesaggio politico, io ieri sera ho visto una proiezione che non saprei razionalizzare”.

Massimo Gaudioso: “Il significato di Dogman forse lo abbiamo capito solo ieri sera. Non abbiamo mai avuto un collegamento con la realtà politica circostante, volevamo parlare di problemi contemporanei”.

Matteo Garrone: “La paura è il tema centrale della storia in Dogman, la gestione del rapporto con la violenza e un desiderio di farsi voler bene da tutti. Poi si ritrova ad entrare in conflitto per debolezza, ma credo che la paura sia un tema centrale nella storia e credo sia anche un tema estremamente attuale oggi ancora di più. Siamo qui per vedere se il nostro film arriva e riesce a mettere in moto le emozioni in tutto il mondo”.

I suoi film sono politici, il suo film è molto politico perché Simone è l’ultra destra che sta arrivando e Marcello la sinistra immobile?

Matteo Garrone: “Io personalmente non credo che Marcello sia un vendicatore solitario, ma semplicmente una persona che chiede una giustizia anche in modo infantile. Lui dice a Simoncino se mi chiedi scusa finisce qui, non c’è premiditazione. Lui lo mtte nella gabbia per fargli smettere la violenza. Il personaggio di Edoardo non è in grado di accettarlo perché è una bestia feroce. Non c’è il fono come nel cane ad inizio film, prima ci riesce con la cocaina che è un po’ la sua aria calda. Riesce a rendersi conto delle conseguenze e quel che è capitato a Marcello può capitare a chiunque di noi, anche nel traffico. La violenza può contagiarti da un momento all’altro portandoti nell’incubo di un altro. Questo è uno degli asptti fondamentali, può darsi che ci sia una componente politica ma il mio approccio è umanistico”.

 

 

Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

View all posts

Iscriviti alla newsletter per tutte le ultime notizie!

Seguici sui social

RSS I Film in uscita