Cannes 2018 – Presentato in concorso Burning di Lee Chang-dong, il regista sudcoreano autori di numerosi successi di critica e pubblico. La nostra recensione in anteprima.

Il Festival di Cannes accoglie Burning di Lee Chang-dong, che torna dopo Poetry , uscito nel 2010, con una storia che ci parla dell’esplosione della rabbia e forse in parte della vendetta da parte di un persona normale, un giovane scrittore, nei confronti di un rivale in amore. Nello stesso giorno Lee Chang-dong e Matteo Garrone (la nostra recensione del bellissimo Dogman) presentano i loro film che hanno lo stesso tema in comune.

 

Il manifesto promozionale di Burning

Burning  di Lee Chang-dong è una storia che coinvolge solo 3 persone in oltre 2 ore e trenta di proiezione, una finestra su valori universali che sfocia in un thriller di cui vi terremo gelosamente segreto il finale, ma che alla fine coinvolge lo spettatore, e rende il film dopo averlo visto qualche ora dopo ancora piu’ affascinante, toccando quasi lo stesso tema di Matteo Garrone con il suo Dogman, analizzando cosa succede ad una persona mite e normale quando viene costretta a scatenare la sua rabbia. Non si possono fare paragoni ovviamente, ma il  coreano Burning dal punto di vista cinematografico, con una direzione della fotografia perfetta, rasenta quasi una totale perfezione stilistica.

La sceneggiatura  è stata adattata dal racconto di Haruki Murakami “Barn Burning”,  il film riconosce chiaramente anche il suo debito nei confronti di William Faulkner, che ha anche scritto una storia nel 1939, intitolato “Barn Burning”. Lee e il suo co-sceneggiatore regolare Oh Jung-mi esplorano  un gran numero di aspetti della moderna societa’ coreana.

Il bravo,buono e schivo protagonista Jongsu  (Yoo Ah-in), viene coinvolto sentimentalmente da una sua amica di scuola Haemi (Jun Jong-seo). Il tempo e’ passato Haemi seduce il giovane Jongsu, per poi partire in missione per l’Africa come volontaria. Al suo ritorno il giovane spera di continuare il suo rapporto ma lei torna Ben (Yeun Steven  attore molto noto anche al nostro pubblico per la sua partecipazione in Walking Dead), un giovane ricchissimo che in breve tempo crea uno strano menage a trois.

Mentre la vita del povero Jongsu, aspirante scrittore, e’ complicata da un processo che rischia di far  mettere in prigione suo padre, a cui si aggiunge la difficolta’ di sbarcare il lunario, il giovane Ben gira in Porsche e invita ripetutamente Jongsu a cene con i suoi ricchi amici nel quartiere elegante dove vive,  sempre in compagnia della bella Haemi, tanto da far  paragonare il personaggio di Burning  ad un Grande Gatsby coreano.

Un’immagine di Burning

Tutta la storia in Burning ci porta piano piano dentro la vita dei tre giovani, per poi virare all’improvviso nel thriller al momento della scomparsa della giovane Haemi. Una grandissima intelligenza nella scrittura accompagnata da una resa cinematografica  di altissima qualita’ porteranno lo spettatore ad un finale che per ovvi motivi non sveliamo.

Stiamo parlando di un cinema coreano d’autore, ma il paragone felice con il nostro Matteo Garrone e le tematiche affrontate in Dogman ci sono tutte, lo stesso regista alla nostra domanda diretta non ha affatto nascosto che sebbene le storie siani originate da fatti, nel suo caso un libro, diversi le tematiche affrontate sono universali.

Speriamo sinceramente che Burning non venga “bruciato” dalla nostra distribuzione che tende ad evitare l’acquisto di pellicole asiatiche, ma in questo caso la figura di Yeun Steven di Walking Dead potra’ aiutare  questo piccolo gioiello del cinema coreano per essere proiettato  anche nel nostro paese, lo speriamo sinceramente.

Il nostro voto

Roberto Leofrigio

Laureato in Scienze della Comunicazione, critico cinematografico, ufficio stampa per eventi e festival, cameraman professionale. Da 20 anni intervista chi conta in tutti i settori dello spettacolo e non solo.

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