Alice Rohwracher torna nuovamente a Cannes per presentare il suo Lazzaro Felice. Insieme a lei tutto il ricchissimo cast, ecco cosa hanno raccontato alla stampa.

Il primo film italiano in concorso per la Palma d’Oro  al Festival di Cannes 2018 è “Lazzaro Felice” di Alice Rohwracher, la regista italiana che ha incantato nel 2014 con il suo “Le Meraviglie” vincitore del Grand Prix della giuria. “Lazzaro Felice” è stato accolto in modo straordinario dalla Grand Lumiere dopo la proiezione con il pubblico con oltre 10’ di applausi, tra la commozione della regia e della sorella protagonista Alba Rohwracher.

“Lazzaro Felice” è un film bello e commovente, un film che trasmette la tristezza del tempo e di come in realtà non cambia nulla pur cambiando tutto. “Lazzaro Felice” è soprattutto la straordinaria prova di Adriano Tardiolo, che con il protagonista rappresenta la bontà e la purezza ancora presente in minima parte e nell’umanita. Una storia di persone semplici che ha conquistato  il pubblico sofisticato del Featival di Cannes. Ecco cosa ci ha raccontato il cast di “Lazzaro Felice”.

Il cast di Lazzaro Felice

Quando e come è nato il divino personaggio di Lazzaro?

Alice Rohwracher: “In ‘Lazzaro Felice’ è nata prima la storia, l’idea di raccontare la fine della Mezzadria con il passaggio ad un Medioevo post apocalittico sociale. La storia è stata illuminata dall’arrivo di Lazzaro che ha preso più importanza nella storia. C’è un contadino che ha dei desideri, è felice, ma dall’altra parte c’è un desiderio di stare al mondo con la possibilità della bontà. Lazzaro in questo senso è indenne al tempo, passa attraverso il tempo e continua ad interrogarci come una possibilità che potremmo sceglire ma per ora non abbiamo fatto”.

Lazzaro Felice ha la capacità di spiegare la situazione nell’Europa di oggi?

Alice Rohwracher: “È la storia classica dell’araba fenice che muore e risorge. Volevo raccontare il mondo che cambia, si trasforma ma rimane sempre lo stesso con l’essere umano che è sempre pornto a sfruttare il prossimo. Tutti gli attori mi hanno molto aiutato”.

Sergi Lopez, che momento stai vivendo nella tua carriera. Come sei entrato in Lazzaro Felice?

Sergi Lopez: “Io sto vivendo un momento molto emozionante, profondo, mi sento parte di una nuova famiglia. Sono felice di essere qui con una politica politica, ma questa pellicola è stata scritta con un talento brutale nel raccontare il mondo di oggi e la situazione attuale. Un presunto sogno del Capitalismo che in realtà è doloroso, crudele e gioca con l’innocenza e la fragilità. La politica e il potere gestiscono la sorte umana”.

Come sei arrivata a completare il cast di Lazzaro Felice? Quello che rappresenta Lazzaro è ancora possibile oggi?

Alice Rohwracher: “Come si trovano gli attori per un film è sempre una storia d’amore, è stato un colpo di fulmine anche in questo caso. È stato imporante avere attori con provenienze diverse perché ognuno ha fatto un passo verso l’altro per trovare un linguaggio comune. Vorrei che le persone possano ritornare innocenti nel vedere questo film, l’innocenza verso lo straniero in questo tempo che stiamo vivendo, anche per uno straniero dello stesso paese, provoca una situazione di rifiuto. La domanda dell’innocenza è la domanda che pone il film”.

Come descriveresti la storia di Lazzaro Felice? È un fantasy o un film reale?

Alice Rohwracher: “È una realissima fiaba, nasce e prende le radici nella realtà. È una fiaba perché c’è il desiderio di racconto corale, c’è una divisione fiabesca, ma raccontata attraverso lo sguardo di qualcuno che non sa se sono buoni o cattivi. Un film religioso, ma di una religione preistorica. Non entra in nessuna religione, ci sono dei riferimenti cattolici, ma il film è spirituale nel senso della religione umana. Cerca di unire attraverso la più grande libertà possibile la fiaba e la realtà”.

Adriano Tardiolo è il protagonista di Lazzaro Felice

Com’è stato interpretare Lazzaro e come hai preparato il ruolo?

Adriano Tardiolo: “La preparazone a tutto il lavoro è stata lunga, abbiamo fatto un mese di prove. Conoscere questo personaggio è stato molto progressivo, ho imparato a conoscere questo personaggio man mano che girevamo. Ho scoperto aspetti nuovi del personaggio, lo abbiamo conosciuto passo passo”.

Alice Rohwracher: “Un giorno leggendo la scena Adriano mi ha chiesto ‘Lazzaro è triste, la natura piange. Come si fa?’, quel giorno si è messo a piovere”.

In Lazzaro Felice molti giornalisti hanno colto riferimenti a Fellini, Pasolini, qual è il suo rapporto con questa generaione di maestri?

Alice Rohwracher: “Sono nel sangue, non posso non citare anche Olmi e i Taviani. Il pensiero va ad Ermanno Olmi che è mancato da poco. Credo che il cinema che io ho amato è entrato così profondamente nella mia memoria che i riferimenti sono inconsci. A volte li scopro anche io durante le riprese, è un onore grandissimo poter pensare a questi riferimenti”.

Alice hai detto che Lazzaro è la bontà, ma il titolo è felice. Felicità e bontà sono uguali?

Alice Rohwracher: “Il titolo è per caratterizzare il personaggio. La felicità di Lazzaro è vedere gli altri felici, è anche un augurio. Gli accadono molte disavventure, ma ha la capacità di essere felice vedendo la felicità nella vita degli altri. Questo è miracoloso”.

Nicoletta Braschi, il suo ruolo in Lazzaro Felice è  quello di una donna molto forte. Ma è vero quel che dice ad un certo punto, nella vita tutti sfruttano tutti?

Nicoletta Braschi: “Non so rispondere, sono una spettatrice ingenua. Ho visto il film e ho amato molto Lazzaro, questo personaggio è rimasto con me. Ho provato invece disgusto per la marchesa, un piccolo personaggio che fa un grandissimo male. Non ha pietà per la vita restando legata alla menzogna. Non accetta di perdere il potere e cambiare, inconsciamente trova sollievo da se stessa infierendo con gli altri. Un personaggio davvero orribile, ma sono stata felice di questo cameo nel film di Alice”.

Alice Rohwracher: “La marchesa è presente anche quando non c’è sullo schermo”.

Alba Rohwracher tra le protagonista della seconda parte di Lazzaro Felice

Alba il suo ruolo di passaggio, com’è passare da un mondo di sfruttato ad un altro di sfruttati?

Alba Rohwracher: “Posso citare il pensiero della marchesa. La famiglia contadina sfrutta Lazzaro, ma nella seconda parte del film li porta a non reagire al tempo che è andato troppo avanti. Loro proveranno di nuovo a sfruttare Lazzaro, sono gli sfruttati che sfruttano ancora”.

Alice Rohwracher: “Cercano nella seconda parte di sfruttare la sua innocenza”.

Un film enorme Lazzaro Felice, com’è stato finanziarlo?

Carlo Cresto- Dina: “È stato un processo organico, è cresciuto nella scrittura e poi nella realizzazione. Abbiamo dovuto costruire l’edificio, riportare in vita una proprietà abbandonata. Abbiamo levato le oche, i maiali e questo far crescere queste cose ci ha accompagnato per tutto il film. Ci sono 4 paesi in questa produzione”.

Paolo Del Brocco: “Un film internazionale quindi molto importante, Alice ha un fascino internazionale. Seguiamo Alice dai suoi primi passi e partecipare ad un film così magico e poetico è stata una scelta ottima. Un film fatto di corpi e cose materiali, anche l’aspetto produttivo è stato ottimamente svolto”.

Come si è arrivati alla scelta del cast per la prima parte all’Inviolata?

Alice Rohwracher: “Abbiamo raccolto 54 contadini di varie età, cercando di prendere persone della stessa regione. Abbiamo immaginato una prima parte con un teatro dei ricchi e nobili, ma ci sembrava importante che gli attori nobili fossero professionisti. Nella parte moderna gli attori e i non attori erano meno separati, nella parte cittadina abbiamo avuto tre grandi attori e tre anziani che sono stati veramente di famiglia. Volevamo tenerci su un filo che non andava mai sul rustico, ora sono le immagini dell multinazionali dell’agro industria. Volevamo avere contadini artistici per mantenere una dignità”.

Lazzaro Felice è quasi la storia di un santo del lavoro, ogni fotogramma parla di questo. Le location sono molto più funzionali per il film, per questa scelta c’è stato un ragionamento?

Alice Rohwracher: “Volevamo inventare dei ruoli un po’ mitologici, era anche rischioso subire i ruoli. Trovare dei posti belli, ma mai cadere nella trappola della seduzione. Abbiamo scelto questo ruolo molto arido. Nella ricerca della città abbiamo sempre cercato dei luoghi non anonimi, con una forte identità ma allo stesso modo universale”.

Carlo Cresto- Dina: “Voi guardate il paesaggio e pnesate ai paesaggi di Giotto, anche quelli sono dell’Inviolata. Sono riferimenti al paesaggio italiano raccontati attraverso la pittura”.

La campagna può essere più luminosa nonostante tutto, ma la città è più oscura e dura?

Alice Rohwracher: “Non sono d’accordo, con la direttore della fotografia abbiamo voluto raccontare una città più luminosa nonostante tutto. Quando alla fine del film dicono ‘perché non torniamo all’inviolata’ si capisce. Non c’è uno scampo lì, il luogo bello è fatto dalle persone che possono renderlo accogliente. Siamo in un’epoca di migrazione e abbiamo cercato di non cadere nello stereotipo, la cisterna è come la scarpa in cui vivono i topolini. Il film è molto reale, abbiamo sempre cercato il fiabesco per chiedere allo spettatore di tornare un po’ bambino. È un film volutamente naif, molto profondo”.

Chi è il lupo che appare in Lazzaro Felice?

Alice Rohwracher: “Il lupo è un’immagine associata a Lazzaro, è la possibilità di non venire rifiutato in qualche modo. Per un destino naturale, una reazione che continua a correre e tornare. Volevamo finire con una nota di speranza, con un’immagine quasi universale. Un lupo che corre in una città, è l’altro di cui abbiamo paura. Come dice Antonia forse è solo vecchio e affamato”.

Due anni fa a Cannes in competizione, cosa provi per la nuova selezione con Lazzaro Felice? Ha un significato particolare?

Alice Rohwracher: “Un grande onore essere in competizione nella selezione ufficiale di Cannes. È un grande onore quando la fiducia ci viene ridata, ma questo è così sempre nella vita. È una selezione interessata dallo sguardo sul mondo, credo che abbiano cercato degli sguardi di persone, sono fiera ed emozionata”.

 

 

 

 

Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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