Cannes 2018, presentato fuori concorso GONGJAK -The Spy Gone North diretto  dal sudcoreano Yoon Jong-bin racconta la vera di una spia chiamata Black Venus, che evito’ la guerra negli anni ’90 tra le due coree e pose le basi per quella che potrebbe pace defintiva che Donald Trump potrebbe sancire il 12 giugno con l’attuale leade nord coreano Kim Jong-hu.

 

Cannes 2018, GONGJAK -The Spy Gone North diretto dal sudcoreano Yoon Jong-bin ci racconta una vera storia che diviene di drammatica attualita’ ai giorni nostri. Il passo avanti che vera’ fatto tra le due Coree il 12 giugno dopo l’incontro con tra i due leader del Nord e del Sud, potrebbe permettere a Donald Trump di entrare nella storia e porre le basi per una pace duratatura ad un conflitto che mai cessato , che dura dal 1953, dopo che la guerra tra le due nazioni si concluse con un semplice armistizio, mai sancito da un trattato di pace.

Fino ad oggi le due Coree hanno combattuto una guerra fredda e qualche volta calda, GONGJAK -The Spy Gone North un solido thriller presentato fuori concorso a Cannes 2018 che ripercorre la vera storia di un agente del controspionaggio chiamato in codice Black Venus.  Con una copertura di  uomo d’affari del sud e con l’ambizione di girare una campagna pubblicitaria in corea del Nord , l’agenti riuscii’ ad infilitrarsi arrivando fino ai piu’ alti livelli del regime, durante gli anni ’90, quando la Corea del Nord era controllato dal dittatore, quasi onnipotente, Kim Jon-il. Per noi che conosciamo ben poco della storia passata delle due coree , se non distrattamente  quando i telegiornali hanno lanciato allarmi da terza guerra mondiale, il film permette di comprendere molti retroscena, che paradossalmente proprio in questi ultimi mesi hanno permesso , e forse saranno definitivi ,a due paesi di raggiungere una vera pace.

Hwang Jung-min e’ il protagonista nel ruolo di Suk-young Park , reclutato come spia e ribattezzato Black Venus, con l’ ambizioso compito assegnatoli dal suo capo Choi (Cho Jin-woong). La storia ci porta dentro  un’ avvicente thriller, che ci permettera’ di vedere rappresentato sullo schermo anche il dittatore Kim Jon-il, con dei tratti a volte berlusconiani, visto che si circonda di una simpatica cagnetta bianca, cosa sottolineata da molte risate da parte dei nostri colleghi al festival. Il film, a volte, inevitabilmente scivola in una retorica coreana, ed anche nel loro modo di fare cinema, forse troppo melodrammatico per i gusti occidentali, ma in conclusione raggiunge l’obiettivo e le due ore e venti minuti, che spaventano la stampa di Cannes, risultano invece essere molto veloci e fanno presa.

Senza anticiparvi troppo di questa interessante storia vera, che potrebbe perfino avere una distribuzione nel nostro paese, visto gli ultimi eventi attuali. Resta da sottolineare un’ aspetto come la  pellicola non solo ci racconti le mosse della spia, ma anche  dei funzionari del  nord, persone al servizio della dittatura, che in realta’ non dei pazzi pronti a scatenare una guerra nucleare, anzi. E questo elemento, forse per noi occidentali,  e’ la parte piu’ interessante e vera del film, che ci racconta non solo come venga evitata una guerra,  ma anche della lenta realizzazione di contatti e di riunificazione tra le famiglie che erano rimaste divise nel conflitto degli anni ’50. E’ bene ricordare che  sono milioni i coreani del sud, che hanno un parente al Nord.

Se probabilmente, e sinceramente lo speriamo, verra’ fatto una vera pace, lo splendido popolo coreano, che produce dell’ ottimo cinema anche al Nord, potra’ finalmente vedere riconosciuto il suo status di nazione intera. Il messaggio che lancia il film oltre a quello della riunificazione tra due nazioni vittime di una guerra civile, e’quello di stare in guardia dei tanti guerrafondai, che si trovavano all’epoca sia al Nord che al Sud, se il presidente piu’ osteggiato della storia nella sua nazione, riuscira’  a far fare la pace a queste due paesi, questa pellicola rischia di  entrare di diritto tra quei film che spesso rappresentano un sunto enciclopedico nella storia del mondo.

Rimane il fatto che la vera spia, pure avendo evitato un vero disastro mondiale, sia stata condannata per il suo comportamento scorretto, avendo de facto svelato al suo omonimo del Nord i veri piani, sventatando una guerra ed anche una possibile  influenza sulle elezioni del leader del Sud negli anni ’90. Onore al vero Black Venus,  che indirettamente  qui a Cannes  ha ricevuto un sincero applauso dalla stampa e dal pubblico.

Il nostro voto

Roberto Leofrigio

Laureato in Scienze della Comunicazione, critico cinematografico, ufficio stampa per eventi e festival, cameraman professionale. Da 20 anni intervista chi conta in tutti i settori dello spettacolo e non solo.

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