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Copperman: Recensione, non è la storia di un Supereroe

Copperman. “In ognuno di noi c’è un supereroe”, recita il manifesto del film, ma in realtà Copperman non è un supereroe nel senso stresso del termine. Le cose non sembrano mai quelle che sembrano, come pure l’Anselmo protagonista di Copperman, lungometraggio che segna il ritorno al grande schermo per il regista romano Eros Puglielli, autore del thriller Occhi di cristallo e della commedia surreale Nevermind, quest’ultima presentata al Fantafestival di Roma.

Anselmo possiede da bambino è interpretato del giovane Sebastian Dimulescu e, innamoratosi della coetanea Titti interpretata a sua volta da Angelica Bellucci, non manca di subire atti di bullismo scolastico a causa del suo evidente essere “speciale”, del quale si è convinto a forza di sentirselo dire dalla madre Gianna (Galatea Ranzi). Assunte da adulto le fattezze del bravo Luca Argentero, ancora manifesta il proprio interesse sentimentale per Titti, ora lavorante in un supermercato a cui dà il volto Antonia Truppo (che ricordiamo nello splendido Indivisibili ), ma la sua particolarità è che di notte usa indossare una particolare armatura in rame costruitagli dal fabbro del paese Silvano (Tommaso Ragno), uomo di poche parole e in possesso di una pistola che, in un certo senso, è il suo mentore e padre putativo, visto che il suo lo ha abbandonato. Anselmo è convinto che il genitore scomparso sia un supereroe e, di conseguenza, intende esserlo anche lui, e non manca di venire affiancato da altri amici “speciali” (tra i quali possiamo riconoscere Luis Molteni) nelle sue goffe imprese travestito, appunto, da Copperman.

Ma è chiaro che l’intenzione di Puglielli non sia quella di concretizzare una vicenda di paladini della giustizia mascherati per cavalcare la sempre più inarrestabile onda dei film derivati dalle avventure a fumetti, bensì mettere in piedi un dramma italiano che non rientri, però, nei canoni comuni del filone. Ed è con Gianluca Gobbi calato nei panni del violento padre di Titti che provvede ulteriormente a rafforzare questo aspetto di Copperman, curiosa operazione che non può fare a meno di richiamare alla memoria i lavori del francese Jean-Pierre Jeunet (regista di Delicatessen e Il favoloso mondo di Amélie, per intenderci) nel regalare agli spettatori una sorta di personale risposta a quello che fu il Forrest Gump incarnato da Tom Hanks, un’uomo che viaggia nel mondo con l’innocenza di un bambino e il cuore di un leone.

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