Ryan Coogler riesce ad unire tradizione e innovazione in Black Panther, un film che non annoia mai e regala una grande caratterizzazione dei personaggi lasciando da parte l’ironia gratuita che da sempre caratterizza i Marvel. La recensione in anteprima.

Black Panther di Ryan Coogler è un film diverso, lo avevamo letto nelle recensioni americane ma adesso possiamo confermarlo. È un film diverso sin dalla primissima scena che presenta dei tratti cupi, dando subito la sensazione di trovarsi davanti ad un film fuori dal MCU. Lo è anche per una colonna sonora totalmente inedita affidata al vincitore del Grammy Kendrick Lamar che ha fatto uno splendido lavoro unendo le due anime del film. Questa sensazione di novità accompagnerà gli spettatori per quasi tutta la durata del film, dato che non appare nessun altro degli interpreti precedenti se escludiamo un meraviglioso Martin Freeman. La forza di questo film è nella quasi totale assenza di comicità gratuita, quella che poteva aver divertito molto il pubblico di massa americano in “Thor: Ragnarok” e che invece alla lunga poteva risultare quasi irritante.

Black Panther è l’unione di tradizione e innovazione nel raccontare un paese che vive nascosto nell’ombra perché non si sente abbastanza coraggioso da emergere trovando il suo spazio nel mondo, un po’ come il suo protagonista T’Challa interpretato da Chadwick Boseman. Ryan Coogler prende il film Disney per eccellenza, il Re Leone, inserisce al suo interno una iper tecnologia che al cospetto Tony Stark potrà sembrarvi un dilettante, e ci regala un buon film dall’inizio alla fine. Le scelte registiche non sono nulla di visivamente innovativo per la maggior parte del tempo ed in alcuni frangenti c’è un uso smodato di CGI, ma quel che è riuscito a fare Ryan Coogler è stato mascherare un film sociale per un action movie.

Il plauso più grande va però per la scelta del casting, perché se il film pecca in alcuni frangenti per l’assenza di action non si può dire che la caratterizzazione dei personaggi non sia una delle più riuscite nell’intero MCU. Andy Serkis è un mostro di bravura, un talento innato che merita di uscire più spesso dalla tuta della CGI perché nonostante il minutaggio lascia un segno indelebile in questa storia. Michael B. Jordan aveva già lavorato con il regista in Creed 2, ma se lì era il buono qui è un cattivo contro cui però è difficile schierarsi. Il più grande nemico del Wakanda lo hanno creato le scelte del Wakanda e si arriverà ad entrare anche in sintonia con lui, per questo è un grande cattivo. Forest Whitaker e Lupita Nyong’o sono delle garanzie e non deludono neanche questa volta.

Black Panther entra di diritto tra i film migliori del MCU, anche perché com’era stato per Ant-Man regala la giusta vetrina ad uno degli eroi meno noti del mondo fumettistico. In molti parleranno di film “furbo”dato il momento e le dinamiche sociali che si stanno affrontando soprattutto in America. Ryan Coogler riesce a cambiare nella sostanza il MCU, basta risatine e battute forzate anche perché sta per arrivare “Avengers: Infinity War” e ci sarà ben poco da ridere. In tutto ciò speriamo che Stan Lee abbia registrato camei per altri 10 anni, i film della Marvel non esistono senza quella curiosità intrinseca di chiedersi quando mai apparirà l’icona della Casa delle Idee.

VOTO: 4/5

 

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Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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