L’atteso “Tutti i soldi del mondo” di Ridley Scott non convince pienamente a causa di una ricostruzione poco accurata, ma il cast convince in particolare Christopher Plummer.

Negli ultimi mesi è stato il film più chiacchierato da pubblico e critica per la sostituzione di Kevin Spacey con Christopher Plummer e finalmente da domani arriva nelle sale italiane “Tutti i soldi del mondo” del regista premio Oscar Ridley Scott. Con il senno di poi probabilmente la sostituzione dell’attore di “American Beauty” caduto in disgrazia è stata la mossa migliore del regista, questo non solo per la bravura oggettiva di Christopher Plummer nel rigirare moltissime scene in soli 10 giorni, ma soprattutto perché ha fatto parlare tanto di un film innalzandolo addirittura a capolavoro quando in realtà ci troviamo davanti semplicemente ad un buon prodotto. La storia del rapimento di John Paul Getty III è nota in tutto il mondo dato che il ragazzo era il nipote dell’uomo più ricco della storia, quel John Paul Getty in grado con la Getty Oil di guadagnare diversi miliardi di dollari. Ridley Scott si era innamorato della sceneggiatura nel 2015 quando la trovò nella Black List di Hollywood, tanto da volerlo dirigere e produrre. Purtroppo per lui però è proprio la regia a non rapire lo spettatore.

Gli ultimi lavori di Ridley Scott erano stati altalenanti dato che passiamo dal bellissimo “The Martian” fino al modesto “Alien: Covenant”, ma sicuramente “Tutti i soldi del mondo” per le premesse è una mezza delusione. Il film non riesce a prendere una direzione decisa su quale genere essere, non riesce ad avere una sua piena identità. La sceneggiatura è ispirata a fatti realmente accaduti per raccontare il rapimento di John Paul Getty III da parte dell’ndrangheta calabrese ed in effetti è proprio la ricostruzione storica la parte peggiore. Oggettivamente sembra che Ridley Scott adori rimaneggiare la storia a suo piacimento, così come aveva già fatto ne “Il Gladiatore”, ma in questa sua ultima fatica (è proprio il caso di definirla tale data la corsa al montaggio per le citate riprese aggiuntive ndr) a mancare è proprio alla sua regia è proprio il pathos rendendolo un thriller debole. Un film che regge solo ed esclusivamente sulla bravura di un cast eccezionale, purtroppo in modo opposto alla mano che lo ha diretto. La scrittura dei dialoghi è sicuramente interessante, specie in quelli affidati a Mark Whalberg e soprattutto ad un bravissimo Christopher Plummer. Probabilmente l’attore potrebbe anche vincere il suo secondo Oscar, anche se nulla ci leva dal pensiero che il subdolo, avido e spietato magnate petrolifero sarebbe stato un ruolo cucito addosso in  modo perfetto a Kevin Spacey, nonostante l’improbabile parruccone e il pesante trucco visto nei materiali promozionali.

Tutti i soldi del mondo

Un applauso va sicuramente fatto anche a Charlie Plummer, che mostra ancora una volta il suo talento e il suo magnetismo davanti alla camera da presa. Il pubblico italiano lo aveva già apprezzato nell’eccezionale interpretazione di “Lean on Pete”, ma anche qui mostra di confermare quanto di buono aveva fatto intravedere. Michelle Williams, forse troppo sopra le righe in alcuni passaggi, si dimostra comunque una credibile madre nel dolore per la scomparsa del figlio. In questo puzzle con un cast fantastico Ridley Scott ricorre spesso a dei flashback per cercare di dare pathos e ritmo alla sua storia, ma purtroppo fallisce spesso e volentieri facendo vivere dei tempi morti che spezzano la tensione nel momento sbagliato. Oltre ai suddetti problemi registici di “Tutti i soldi del mondo” le due critiche maggiori sono la ricostruzione della polizia italiana attraverso i soliti interminabili cliché e l’umanizzazione eccessiva di John Paul Getty III. Non si può sicuramente parlare di spoiler dato che è una storia vera, ma la svolta umana nella realtà non è mai avvenuta e probabilmente è il momento in cui Ridley Scott è mancato maggiormente in coraggio.

Charlie Plummer plays J. Paul Getty’s grandson in ALL THE MONEY IN THE WORLD.

John Paul Getty era l’uomo capace di dire “ho 14 nipoti, se dovessi pagare mi ritroverei con 14 nipoti rapiti. Non sono disposto a pagare nulla per mio nipote”, un uomo che come la storia ha dimostrato non avrebbe mai compiuto determinati gesti attribuitigli da Ridley Scott. “Tutti i soldi del mondo” in conclusione è un buon film perché sarebbe delittuoso bocciarlo, ma sicuramente Ridley Scott dovrà ringraziare sentitamente Christopher Plummer capace di un vero e proprio miracolo artistico e il resto dei suoi attori, che lo hanno salvato da un passo falso trasformando il bicchiere da mezzo vuoto a mezzo pieno.

Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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