Loving Vincent è un’opera d’animazione incredibile realizzata interamente con dipinti a mano in pieno stile Vincent Van Gogh, ma è anche un thriller che regge dall’inizio alla fine. La recensione.

Il fatto che un vero e proprio gioiello come “Loving Vincent”, scritto e diretto da Dorota Kobiela e Hugh Welchman, esca nelle sale soltanto per due giorni grazie ad un forte sforzo di Nexo Digital, che tutti gli amanti della settima arte dovrebbero prendere come riferimento data la qualità delle opere nel loro catalogo distributivo. “Loving Vincent” è il primo film della storia dell’animazione ad essere stato direttamente dipinto a mano da un team di 125 artisti, ma la cosa straordinaria è che anche i tratti della pittura ricordano lo stile unico ed ineguagliabile di Vincent Van Gogh, uno dei più grandi e forse il più grande pittore della storia che ha saputo dare una scossa definitiva al mondo dell’arte superando i “paletti” degli impressionisti riempiendo la sua tavolozza di nuova luce specie durante il soggiorno parigino.

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L’artista Sandra Hickey realizza un quadro con soggetto l’attore Douglas Both per Loving Vincent

Loving Vincent, quando l’arte si fonde con il thriller

Della vita di Vincent Van Gogh sappiamo molto, anzi chi lo ama probabilmente sa tutto a partire dalla tragica solitudine tipica dei poeti e i suoi paesaggi e quadri naturalistici erano poesia nell’animo in cui ogni spettatore poteva rispecchiarsi fino ad inebriarsi. Un intrinseco spirito poetico quello di Vincent Van Gogh che lo portò ad un suicidio disperato ed è proprio dal giallo della sua inspiegabile morte che “Loving Vincent” riparte regalandoci uno spettacolo incredibile che fonde arte, filosofia in un thriller imperdibile anche per chi non ama particolarmente l’animazione e l’arte. La narrazione parte nel 1891 quando Joseph Roulin incarica il giovane figlio nulla facente Armand Roulin (Douglas Booth)  di consegnare l’ultima lettera di Van Gogh (Robert Gulaczyk) al suo amato fratello Theo con cui aveva da sempre mantenuto una fitta corrispondenza.

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Douglas Both diventa un quadro, è Arman in Loving Vincent

Arman rappresenta l’amante medio dell’arte, che in quel periodo non aveva molta considerazione di quello che dopo la morte sarebbe diventato uno dei pittori più amati di sempre a distanza di anni forse anche grazie al fascino della di lui prematura morte. Alla base della sua scarsa stima però non c’era una “critica” artistica, ma bensì quasi una paura intrinseca dato che Vincent Van Gogh dopo una lite furibonda con il collega amico Gaugain si tagliò un’orecchio che in seguito inviò ad una prostituta. Proprio grazie alla proposizione di dei flashback possiamo rivivere alcuni degli avvenimenti legati alla vita di Vincent Van Gogh in Loving Vincent, tra cui questo.

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Vincent Van Gogh tra arte e thriller in Loving Vincent

Loving Vincent è poesia per gli amanti della bellezza

Araman come il pubblico medio viene affascinato dalla figura del poeta tramite i racconti di chi ha trascorso con lui le ultime ore nel villaggio di Auvers-sur-Oise ed è proprio in questa piccola cittadina che Loving Vincent diventa un thriller abbandonando la storia e scivolando nella fiction, su cui però ci sono anche dei fondamenti di verità purtroppo non confutabili.  Loving Vincent non vuole dare una risposta sul quesito di come sia morto davvero Vincent Van Gogh, ma vuole essere un tentativo di rivoluzione per l’animazione che diventa arte in un modo che ricorda, seppur con stile diverso, la poetica del cinema d’animazione giapponese anche questo distribuito spesso da Nexo Digital. Non perdetevi la possibilità di godere fino a domani nelle nostre sale di questo evento, Loving Vincent è più di un omaggio a Vincent Van Gogh.

 

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Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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