Frederick Wiseman arriva a Venezia 74 con il suo ultimo lavoro “Ex libris” dove apre le porte della biblioteca di New York, ma abbiamo parlato anche del suo cinema. La nostra intervista.

Frederick Wiseman è un artista in grado di suscitare sempre interesse e curiosità con i suoi lavori e il suo “Ex Libris” presentato a Venezia 74 è straordinario anche nel suo tempismo dato che arriva subito dopo l’elezione di Donald Trump. Impossibile non parlare di lui, di cui la biblioteca con la sua apertura, cultura e tolleranza è l’anti tesi. Il suo lavoro documentaristico però come ci racconta è molto cinematografico e richiede spesso un montaggio minuzioso e delle musiche molto organiche nella narrazione, in grado di allietare spesso la lunga durata delle sue opere che tuttavia per Fredrick Wiseman non possono definirsi verità assoluta. Ecco la nostra intervista con il grande regista Fredrick Wiseman da Venezia 74.

Frederick Wiseman protagonista a Venezia 74

Come nascono le idee per i suoi lavori?

Frederick Wiseman: “Ho una specie di elenco nella mia testa, dal quale seleziono le idee, a volte, altre invece semplicemente mi vengono per caso. Una volte, anni fa, nel 1978 nel mio studio, che è l’unico posto in cui leggo riviste, mi sono imbattuto in un articolo di moda, e così mi sono detto “facciamolo” e l’ho fatto. Non è semplice ottenere i permessi per girare. Solitamente non trascorro mai del tempo in un posto prima di iniziarvi le riprese perché non mi piace l’idea di dover assistere a qualcosa di interessante e non poterlo riprendere, perché gli eventi non si ripetono. L’unica eccezione, l’unica volta in cui ho passato più tempo in un posto prima dell’inizio delle riprese è stata in Francia, prima di girare La Comédie-Française per scopi di ricerca. Ho trascorso lì 3 mesi in attesa che mi dessero l’approvazione per poter iniziare a lavorare. Per il mio ultimo film, invece, ho trascorso soltanto un giorno nell’edificio principale e ho iniziato le riprese qualche mese dopo”.

C’è un posto in cui avrebbe voluto girare ma non ha potuto farlo?

Frederick Wiseman: “Be’, nel 1968 ho iniziato un film sulla polizia di Los Angeles. Una volta ottenuta l’autorizzazione mi hanno detto che avrei potuto fare tutto ciò che avrei voluto, tranne salire su una volante. Poi mi piacerebbe poter girare in uno studio di Hollywood. Sarebbe divertente”.

Frederick Wiseman racconta la biblioteca di New York nell’applaudito Ex Libri a Venezia 74

Frederick Wiseman e il lato politico anti-Trump in Ex Libris

Il suo film Ex Libris ha una valenza soprattutto politica, importante al giorno d’oggi. Trump il mese scorso ha tagliato i fondi per la cultura, soprattutto per i musei e biblioteche. Cosa ne pensa?

Frederick Wiseman: “Non avevo intenzione di creare un film politico, è stato Trump a renderlo tale. La Biblioteca si configura come un elemento anti-Trump. Ciò che rappresenta è qualcosa che lui non capisce: è aperta a tutti, aiuta la gente, permette che si crei una cultura… Be’ Trump è molto Darwiniano, anche se non credo lui sappia chi sia. La biblioteca è un repellente per lui”.

Ritiene che Trump rappresenti la nuova generazione? La percentuale di giovani appassionati alla lettura è davvero calata negli ultimi anni. Pensa che ci sia correlazione tra le due cose?

Frederick Wiseman: “Non sono abbastanza informato per poterle dare una risposta esaustiva. Cioè vedo mia nipote usare le nuove tecnologie, certo legge, ma meno di quanto possa fare io. Non sono abbastanza informato a riguardo”.

Come ha scelto cosa raccontare della biblioteca?

Frederick Wiseman: “Ho dovuto colmare il mio senso di smarrimento. Certo, è un posto molto grande, ma ho iniziato a dare un’occhiata e a valutare il da farsi. Ho dovuto fare delle rinunce, ho dovuto scegliere cosa mostrare. Nella biblioteca ci sono 90 settori e nel film se ne vedono circa una trentina o una quarantina. Sapevo di dover fare delle scelte, sapevo di volere che il mio film suggerisse la diversità, la varietà delle attività che si svolgono all’interno della biblioteca. Uno dei motivi per cui ho intitolato il film “Ex Libris” (“dalla Biblioteca”) è che volevo sottolineare il fatto che, appunto, si veda qualcosa “dalla biblioteca”, non ogni cosa. Per farlo avrei dovuto realizzare un film lunghissimo. Semplicemente volevo dare l’idea di quanto sia grande il posto e di quante attività in esso si svolgano”.

Frederick Wiseman e il suo concetto di opera completa

Possiamo ritenere Ex Libris un’opera completa riguardo a queste tematiche?

Frederick Wiseman: “Nessun film è “completo”, nel senso che non può raccontare ogni cosa. Ho realizzato delle riprese di sei ore per un film incentrato su ciò che accade nel reparto pronto soccorso di un ospedale e neanche in quel caso sono riuscito a cogliere tutto. Sarebbe presuntuoso da parte mia sostenere che il film sia esaustivo, completo, perché non è così. È una ricostruzione soggettiva di quanto accade, o meglio, di quanto credo accada mentre mi trovo in quel posto e cerco di creare una narrazione drammatica”.

Nei suoi film la musica è sempre stradiegetica, ma allo stesso tempo è possibile percepire altri tipi di rumori diegetici. Volevo chiederle, come gestisce musica e suoni in fase di montaggio?

Frederick Wiseman: “Parte del mio lavoro si basa sul montaggio, al fine di creare un filo narrativo. Un aspetto di tale lavoro è certamente la selezione musicale. È necessario ricorrere a suoni e musiche. In ogni cambio di sequenza sono udibili musiche o suoni, che possono essere melodie o rumori, voci, il traffico per strada…Devo inserire suoni e musica perché altrimenti sarebbero soltanto delle immagini messe insieme che si susseguono. Con la musica e i suoni cerco di segnalare tale cambio di sequenza, di renderlo piacevole”.

Lei ha dichiarato che mettere la preposizione prima del titolo è come segnalare che il film sia una fusione tra “completezza” e “incompletezza”?

Frederick Wiseman: “Sì, perché “ex libris”, “dalla libreria” suggerisce qualcosa che in viene presentato da essa, ma non interamene, perché il luogo è veramente ampio”.

 

Frederick Wiseman prova a raccontare il lato migliore del mondo

Frederick Wiseman e i documentari per mostrare il lato migliore del mondo

La biblioteca di New York è un caleidoscopio di arti, troviamo il teatro, la musica… ma sembra mancare giusto la settima arte: il cinema. È solo un caso o è stato proprio lei a non includerlo?

Frederick Wiseman: “Be’, si vedono molte immagini di DVD. E poi il mio film rappresenta il cinema… C’è un scena di ballo, persone che fanno della poesia, che suonano il piano, molte espressioni delle arti performative. Certo, non ho potuto includere tutto”.

Nel cinema, il genere documentaristico è l’unico che non causa problemi con altri paesi. Lei cosa pensa dei documentari…

Frederick Wiseman: “Sui documentari, in passato, gravava un grosso fardello. La maggior parte delle persone li guardava per rilassarsi. Un documentario può essere divertente o triste, proprio come un film. Non amo le etichette, per me ci sono film belli o film brutti”.

In quasi tutti i suoi documentari sembra che lei inserisca messaggi di tolleranza, di positivismo… Vorrei sapere se il suo documentario racconta la storia del lato migliore del mondo.

Frederick Wiseman: “Spero che lo faccia, spero che mostri più lati del mondo possibili. Ho cercato di includerne quanti più potessi, selezionando una grande varietà di soggetti, per mostrare più emozioni possibili, più attività possibili”.

Commenta su Facebook!

Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

View all posts

Add comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *