Spider-Man: Homecoming sarà nelle sale dal 6 luglio, ecco la nostra recensione in anteprima sul ritorno nell’Universo Cinematografico Marvel dell’uomo ragno interpretato da Tom Holland!

Tom Holland con “Spider-Man: Homecoming” (ci ha raccontato a Roma nel nostro incontro delle belle curiosità)  ha riportato a casa uno degli eroi più amati della Marvel, ma forse lo ha portato per la prima volta ad una nuova generazione di fan. Il giovane attore sempre nato per interpretare Spider-Man e porta un taglio fresco, naturale e spontaneo capace di travolgere il pubblico sin dalla prima parte girata con il suo cellulare. Una scelta davvero divertente e azzeccata quella del regista Jon Watts capace di creare l’ennesimo reboot questa volta seguendo un senso e una drammaturgia ben definite. Spider-Man: Homecoming potrebbe essere definito da molti come un uomo ragno in versione Disney Channel, molto fumettisco ma a tratti infantile e potrebbe essere un’analisi veritiera. C’è però da lodare un fatto importante per la Marvel: per la prima volta abbiamo un eroe davvero teen in cui un’ampia fetta di pubblico può rispecchiarsi, abbiamo il secchione sfigato con problemi a relazionarsi con gli altri che affronta le difficoltà di diventare grande e lo fa accettando di dover essere prima di tutto un eroe per se stesso e poi agli occhi degli altri.

Tom Holland nei panni di Spider-man
Tom Holland nei panni di Spider-man

Tutto questo prima di Spider-Man: Homecoming non lo avevamo mai visto nell’Universo Cinematografico Marvel, benché meno nei cinque capitoli precedenti diretti da Sam Raimi e Marc Webb. Proprio la prima trilogia risulta spunto continuo per scene e soluzioni già viste e riviste, ma per un pubblico appassionato e magari più “datato” non di certo per chi si affaccia adolescente a questo mondo Marvel. Il confronto tra Tobey Maguire, forse per affetto ancor oggi il miglior Spider-Man di sempre, e Tom Holland è tutto in due scene: nella prima il Peter Parker degli anni duemila si strugge per lasciare da una cabina del telefono con  un quarto di dollaro un messaggio alla sua amata Mary Jane Watson, qui invece c’è un rapporto con la sua Karen – Signora costume che sembra quasi una parodia del capolavoro Her. Questo Peter Parker moderno può mandare foto, messaggi e risolvere tutto grazie all’aiuto di Mr. Tony Stark che si eleva a figura paterna di riferimento quando in realtà alla fine capisce che forse avrebbe ancora bisogno lui di un padre che gli dica cosa fare. Questo Peter Parker è quello dei tempi moderni, questo Spider-Man è quello della generazione social. Questo è il Peter Parker che a testa in giù copiando in modo spudorato da Maguire resta a guardare come un tonto la ragazze che gli piace, oseremmo dire facendo bene perché Kirsten Dunst è l’unica che può essere baciata così.

Adrian Toomes (Michael Keaton) e Phineas Mason (Michael Chernus) in un'immagine ufficiale di Spider-Man: Homecoming.
Adrian Toomes (Michael Keaton) e Phineas Mason (Michael Chernus) in un’immagine ufficiale di Spider-Man: Homecoming.

La trama di questo Spider-Man: Homecoming è dunque molto ben delineata, quasi scontata sotto molto aspetti e con un humour davvero irresistibile. C’è però anche spazio per le sorprese, con delle svolte inaspettate che lasceranno sicuramente a bocca aperta e contribuiranno ad arrivare alla fine di questo primo capitolo con  la speranza che sia in un attimo già il 2019 per vedere il sequel già in lavorazione. La paura era che fosse un film di Iron Man mascherato da standalone sul bimbo ragno e vogliamo soltanto rassicurarvi su questo: Tony Stark c’è ed in un modo fondamentale, ma sullo sfondo così come la zia May di Marisa Tomei. Questo è un film teen quindi via gli adulti e spazio alla nuova generazione e a quegli amori da liceo in cui tutti ci potremo rivedere nel corteggiamento goffo e impacciato di Peter Parker a Liz. La cosa più bella però di questo Spider-Man: Homecoming (oltre al costume iper tecnologico perché ammettiamolo quello è “fottutamente” figo) è il villain interpretato da Michael Keaton.

Spider-Man (Tom Holland) in un'immagine ufficiale di Spider-Man: Homecoming.
Un’immagine ufficiale di Spider-Man: Homecoming.

L’Avvoltoio di Michael Keaton è il villain più umano, più terreno dell’Universo Cinematografico Marvel. È un villain che ha dei valori importanti in Spider-Man: Homecoming e lotta per qualcosa che nella soggettività della lotta continua tra bene e male rappresenta il bene. Siamo proprio sicuri che Tony Stark e gli Avengers siano sempre il bene? Questo villain interpretato in modo magistrale è un capolavoro proprio perché è Michael Keaton ad entrare nell’Avvoltoio a possederlo come soltanto un gigante come lui sa fare. Le scene action sono forse qualcosa di già visto e rivisto in altri titoli del filone, ma questo cattivo non bestemmiamo dicendo che è il migliore dai tempi di Loki (che rivedremo in Thor: Ragnarok) e lo dimostra in una scena particolare che noterete benissimo ma non vi possiamo svelare in che punto per evitare di rovinarvi la visione. Il film più umano e teen della Marvel aveva bisogno di questa contrapposizione e di un Avvoltoio così come antitesi del piccolo adolescente sfigato che cresce fino a diventare uomo con la consapevolezza però di restare ragazzo, anzi un amichevole Spider Man di quartiere. Restate tutti seduti fino alla fine naturalmente, le scene post credits saranno due e avranno molto da dire. Spider-Man è arrivato a casa e ci dispiace solo che ci abbia messo così tanto. Ah, fate altri 100 cameo allo zio Stan Lee perché un film Marvel senza di lui non può proprio esistere anche qui è stato la seconda cosa più epica di Spider-Man: Homecoming.

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Altre immagini di Spider-Man: Homecoming!

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Thomas Cardinali

Giornalista pubblicista appassionato di cinema, serie tv e sport. Dopo aver gestito un blog e aver collaborato con testate nazionali (Romanews.eu, Blogdicultura, FilmUp) ed internazionali (melty.it) ho deciso di dedicarmi al nuovo progetto di Talky per un network indirizzato al pubblico under 30.

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