La tenerezza, il nuovo lungometraggio di Gianni Amelio che aprirà il prossimo Bif&st, è stato presentato giovedì alla stampa romana. Oltre un’ora di conversazione con regista e cast che hanno raccontato la genesi e la realizzazione del film.

In una conferenza stampa fiume il regista Gianni Amelio ci ha raccontato appassionatamente il suo cinema e ci ha parlato della sua nuova perla assieme al ricco cast composto da Micaela Ramazzotti, Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno e Renato Carpentieri. Ecco di cosa hanno parlato, tra un elogio e l’altro, il regista e il ricco cast presente in sala:

gianni amelio, conferenza stampa, micaela ramazzotti, elio germano

Gianni vorrei la tua definizione di Tenerezza?

Gianni Amelio: “Non si definisce, non so ancora se è un sentimento o un gesto. Io non ci ho mai riflettuto. Il titolo è venuto pensando al finale e alla testardaggine con cui Elena (Giovanna Mezzoggiorno ndr) cerca di recuperare un gesto del padre. La settimana scorsa Papa Francesco ha parlato della necessità de la tenerezza perché è la libertà, non è solo vero perché lo dice il Papa ma perché lo dice una mente illuminata. La tenerezza serve a scacciare l’ansia di un mondo fatto di trappole e inganni su cui agiscono anche delle forze che il film sfiora in qualche modo. Non è un caso che il film si apra e si chiuda con due processi e nel primo si intuisce che c’è qualcosa di torbido sull’imputato che potrebbe essere anche un terrorista. Ha questo sentore e lo confida al padre che fa finta di non sentirla. In questo mondo ci vuole il coraggio di non essere timidi e vergognosi, fare un gesto di tenerezza contrasta con la volontà di essere forti. Un uomo che fa un gesto di tenerezza si auto considera debole, così come le donne. La tenerezza va data quando è autentica, altrimenti è una merce scaduta. Uno che ti prende la mano tanto per, non vale. Ci vuole tutto il percorso di Elena nel film per scardinare la chiusura in sè stesso di suo padre e forse guarirlo. Lorenzo è un essere fragile e il gesto della figlia, un riferimento a Ladri di Biciclette, in cui c’è uno dei finali più straordinari della storia del cinema, con un senso diverso perchè anche lì c’è il coraggio e l’impulso di un bambino nel prendere la mano di un padre maltrattato. Nel film il gesto lo fa Lorenzo (Renato Carpentieri ndr) che ha accumulato sensi di colpa; lui lascia la donna che ama per una che non ama più, un atto di coraggio, per lui è un dolore che non può guarire”.

C’è una scena in cui durante il pranzo avviene un gesto di grande tenerezza di Elio che imbocca all’indietro la moglie con imbarazzo di Renato, questa scena può essere definita il giro di boa del film?

Gianni Amelio: “Sono felice che la scena appaia come il giro di boa nel film. Vi confesso però che è una scena avvenuta senza il mio controllo, l’hanno fatta gli attori. Io li ho indirizzati ed Elio ad u certo punto mi ha detto se non fosse stato meglio tenere sua moglie (Micaela ramazzotti ndr) sulle ginocchia. C’era una scena di intimità di due persone data dalla vicinanza di due corpi, lui non ha bisogno di vedere dove va il cucchiaino perché conosce così bene il volto della moglie. Tra loro due si stabilisce un dialogo che va al di là di quanto è scritto sul copione. Sono stato superato e scansato dagli attori che ho scelto, la mia qualità è stata proprio scegliere loro”.

Micaela Ramazzotti: “Ho trovato in questa scena anche una grande carica di eros, mi dava anche una certa eccitazione. Vedevo l’imbarazzo di Lorenzo e loro due che sarebbero andati forse oltre. Vedevo la complicità di due che si amano da anni e sono spinti da forte eros e libertà. In realtà io, Giovanna ed Elio siamo stati adottati dal nostro Gianni che ci ha fatto essere quelli che lui voleva e noi desideravamo. Incontrare un regista come Gianni Amelio vale più di mille riconoscimenti, non ci vuoi credere che abbia scelto proprio te”.

Elio Germano: “Gianni ti abita in qualche modo, io auguro a tutti i miei colleghi di poter lavorare con lui. Il nostro mestiere , quello del cinema, lavorando con grandissimi autori è l’abbandono, non la volontà. Piuttosto che prepararsi a casa è qualcosa di davvero diverso. Noi abbiamo messo in scena una cosa che c’era in sceneggiatura in cui Lorenzo li spia mentre fanno l’amore per terra mentre era di passaggio. Mi dà come l’idea dell’imbarazzo per aver spiato un momento privato della relazione carnale”.

Gianni Amelio: “Non so chi tra Michela ed Elio abbia scelto il finale, quando due persone che si amano provano attrazione reciproca, subito pensano ai bambini per sfuggire all’imbarazzo”.

Renato Carpentieri: “Non c’è solo l’imbarazzo, ma anche il pensare ad una famiglia felice. Lorenzo, il personaggio che interpreto, prova un rimpianto nostalgico, avere questa impressione e quei rapporti di dialogo con Michela fa si che questa persona chiusa riesca ad aprirsi. Non deve succedere niente, sono due persone che si confidano e questo porta ad un’apertura in un personaggio che aveva chiuso tutti i rapporti con gli altri. Si verifica in lui uno shock emotivo per l’impressione di aver ritrovato la felicità”.

Giovanna, com’è l’essere “adottati” da un regista?

Giovanna Mezzogiorno: “Io sono perfettamente d’accordo con quello che diceva Elio, ci viene data una grande occasione e bisogna sapersi abbandonare e fidarsi completamente di chi ci guida, soprattutto se è Gianni a farlo. Più che andare verso un film o un personaggio bisogna lasciare che vengano a te. Io questa è una cosa alla quale credo molto. Si può parlare tanto prima delle riprese, ma le cose più forti che ho fatto le ho fatte quando non avevo più il controllo e venivo portata da qualcuno. Non si può sapere tutto, poi c’è sempre un margine molto ampio di qualcosa che sfugge”.

In questo film vediamo renato Carpentieri finalmente protagonista unico, assieme ad un cast eccellente. Aihmè però sulla locandina non vedo presente l’attore, come mai? Il volto dolente dell’attore è magnificamente inserito in questa Napoli dipinta benissimo da Amelio e lo script mi ricorda molto lo spirito napoletano. Renato, come si fa ad essere così bravo?

Renato Carpentieri: “Mi sono preparato per 27 anni a fare un altro film con Gianni. Da quando realizzai con lui “Porte aperte” ho sognato di lavorarci ancora. Avevo anche la responsabilità di essere il doppio di Gianni, vista anche l’età che ci accomuna, c’era qualcosa di suo nel personaggio e la stima e l’amore verso di lui mi hanno fatto andare al meglio”.

Gianni Amelio: “Nel film si vede in modo palese che volevo fare da 27 anni un film con Renato Carpentieri che considero un attore straordinario. Spero di avere un film all’anno per altri 27 anni con Renato, anche perché pensavo che era un bell’uomo e lo considero il nostro Sean Connery. Ringrazio la produzione perché sanno che in modo tignoso volevo questi attori. Anche Maria Nazionale e Giuseppe Zeno che è stato perfetto in quel suo momento. Il bambino poi, stupefacente, non si è reso conto di stare in un film, la bambina invece stava recitando, era più consapevole del proprio ruolo. Penso di saperci fare con gli attori e sono convinto che la loro scelta sia fondamentale. I compagni di viaggio possono portarti in paradiso o all’inferno, anche se quest’ultimo può avere una certa attrattiva. Dimenticavo Greta Scacchi; un bel giorno essa per conto suo doveva andare a Ragusa, io mi sono precipitato lì per parlarle della parte e lei mi ha chiesto di darle il copione con un mese d’anticipo perchè non padroneggiava molto bene l’italiano. L’ho fatto nonostante mi abbia dato ansia perché non amo gli attori che studiano. Quando lei è arrivata a Napoli per girare e l’ho messa di fronte a Renato lei sembrava aver dimenticato completamente la parte e che trovasse le parole proprio in quel momento ed è molto raro che si verifichi in un attore”.

Nel suo film c’è anche lo sfasamento culturale di questo paese, con il dialogo in ospedale quando si parla dello studio e poi un altro sul passare il tempo sui libri.

Gianni Amelio: “Il protagonista assoluto del romanzo si chiama Cesare ma non c’entra con Lorenzo, che è l’autorew del libro; gli ho voluto dedicare questo nome. Soprattutto il carattere di Lorenzo è molto diverso; per come l’ho percepito io egli è un provocatore. Uno che organizza dei piccoli raid nei negozi in cui manda avanti il nipotino a comprare qualcosa, lui entra dicendo di essere un maresciallo e che li avrebbe mandati in galere per aver venduto a un minorenne. Una volta si finge poliziotto, una chirurgo, è una specie di mattatore che si diverte anche ad esserlo. Io ho cambiato tutto mettendo dentro al personaggio la mia inquietudine, cioè quella sorta di rifiuto che abbiamo tutti dell’età che avanza. Io trovo che sia ingiusto che l’età avanzi, penso che bisognerebbe fermarsi ai 40, massimo 50. Una donna tipo a 35 e poi portarsela per tutta la vita con la maturità dell’esperienza. L’idea di invecchiare ti da una sorta di rifiuto della premuria altrui anche quando arriva dalla figlia che si preoccupa se hai preso le medicine. Io ogni tanto dico a mio figlio: si ho preso la pillola ma in realtà spesso me la scordo. Lorenzo fa una cosa che io non so fare, ossia stira le camicie, cosa che io non ho mai fatto. Da quando ho 19 anni mi lavo le camicie e quando non potrò farlo starò male, ma questo vale anche per la vita. Io ho un approccio Monicelliano verso la vita; una delle cose più belle che mi sia capitata nella vita è stato quando un macchinista mi ha detto che sembravo Monicelli. E come quando uno guida una macchina da una vita e non dev vedere per cambiare le marce, c’è un momento in cui ogni regista diventa Monicelli. Lui era uno che faceva la spesa tutte le mattine e lui si sentiva bene di affrontare una cosa che compete il proprio corpo. Lorenzo va un po’ in là perché ha dei problemi con la figlia e ce lo spiega bene nel film il personaggio interpretato da Maria Nazionale”.

albertodelforno

View all posts