venerdì , 19 Aprile 2019
Baby Driver: Edgar Wright a Roma “Ho fatto il film anche senza i soldi Marvel” (Intervista)

Baby Driver: Edgar Wright a Roma “Ho fatto il film anche senza i soldi Marvel” (Intervista)

Edgar Wright ha presentato a Roma il suo ultimo lavoro “Baby Driver – Il genio della fuga”, ecco cosa ci ha raccontato parlando anche del suo stile e del rapporto con le major.

Baby Driver – Il genio della fuga si sta dimostrando una vera sorpresa al box-office mondiale con già oltre 200 milioni di dollari a fronte di 40 di budget. Edgar Wright è sempre stato apprezzato dalla critica nei suoi primi quattro film, ma Baby Driver – Il genio della fuga potrebbe essere a livello di pubblico sicuramente il più apprezzato della sua filmografia.

Edgar Wright ha presentato Baby Driver a Roma e ha parlato con gli occhi colmi di gioia di questo film che voleva fortissimamente realizzare, svelando che in realtà avrebbe accettato Ant-Man soltanto per avere i soldi utili a realizzarlo. In realtà Baby Driver è arrivato ugualmente e sorprende proprio per la capacità di mischiare genere e mainstream, con un finale imprevedibile e sorprendente.

Un grande cast capitanato dai premi Oscar Kevin Spacey (leggi la nostra intervista con lui) e Jamie Fox e una colonna sonora da urlo fanno di Baby Driver un film imperdibile per questa fine estate. Ecco la nostra intervista con Edgar Wright per Baby Driver!

Baby Driver è una sintesi dei tuoi film precedenti, ma è consapevole della realtà in cui vive. Sei d’accordo?

Edgar Wright: “In un certo senso si, ma non del tutto. Negli altri film ho affrontato il tema della crescita con il raggiungimento della maturità, qui no. Ci troviamo di fronte a un giovane criminale che vuole una vita normale. In questo Baby Driver è un film diverso dagli altri che ho fatto, lì il personaggio cresceva per diventare protagonista mentre qui è un vero protagonista”.

Uno dei punti di forza dei suoi film erano dei finali imprevedibili e significativi, qui in Baby Driver sembra più convenzionale. Lo ha cambiato? C’erano altre versioni?

Edgar Wright: “Questo è sempre stato il finale sin dall’inizio, la differenza rispetto agli altri miei film è un finale più morale ed etico. Non voglio rovinare nulla ai vostri lettori, però posso dire che inizialmente gli studi cinematografici volevano che la facesse franca ma per me era importante che si assumesse la responsabilità delle sue azioni”.

Ti sei ispirato a qualcosa per questo finale morale in Baby Driver?

Edgar Wright: “Ho tratto ispirazione dai vecchi gangster movie americani degli anni ’30 dove c’è un finale morale e etico, però a volte quando arrivavi al lieto fine e vedevi che i protagonisti erano arrivati a realizzare il loro obiettivo mi sono sempre chiesto cosa succedesse nei minuti successivi all’ultima inquadratura”.

Non solo Baby Driver, Edgar Wright giurato a Venezia 74

In Italia sono molto interessati al Festival di Venezia che sta per partire con la sua presenza in giuria, che tipo di film noterà? Drammatici? Cartoni animati? Peserà il suo stile nella valutazione?

Edgar Wright: “Sono stato in passato a Venezia ma mai al Festival, ho esperienza come giurato dato che l’ho fatto al Saundance Festival. Mi diverte vedere dei film che normalmente non andrei o non potrei andare a vedere al cinema. Come giurato il mio obiettivo è essere oggettivo senza farmi influenzare dal mio stile. Mi interessa soprattutto vedere sul grande schermo dei film insieme ai membri del pubblico che forse mai saranno distribuiti a livello internazionale. Non parlo di una città come Londra, però per esempio a Los Angeles sono molto pochi i film stranieri che vengono visti. Qui potrò apprezzare opere cinematografiche provenienti da diverse parti del mondo”.

In questo grande cast in Baby Driver chi hai dovuto gestire maggiormente e ti ha dato magari più problemi?

Edgar Wright: “So che la mia risposta non è quella che sperate, ma sono stati tutti straordinari in Baby Driver. A volte quando lavori con grandi nomi si tratta di camei, mentre qui questi grandissimi attori si ritrovavano tutti insieme nella stessa stanza. Le scene in cui si divertivano a terrorizzare Baby erano entusiasmanti. Non dimentichiamo che avevamo due premi Oscar in Baby Driver nella stessa stanza, quando capitava una loro inquadratura dicevo al direttore della fotografia ‘qui abbiamo un’inquadratura da doppio Oscar’. Sono tutti molto rispettosi, ho notato che quando Jamie non doveva partecipare ad una scena con un monologo di Kevin lui si metteva a mangiare i pop corn e a godersi la scena. Mi dimenticavo anche io di essere il regista e mi godevo la scena, poi mi riprendevo e tornavo nei miei panni”.

Chiunque ha fatto giuria sa che c’è anche un rapporto politico con gli altri giurati, lei conosce qualcuno degli altri membri?

Edgar Wright: “Devo dire che l’esperienza del Sundance Festival è stata abbastanza semplice: si votava e si contavano i voti, se c’era un ex aequo se ne parlava con tranquillità. Conosco solo alcuni dei 12 giurati,  ma se devo ripensare all’esperienza del Sundance non ci sono state discussioni. In quell’occasione abbiamo cercato di premiare più film evitando l’ ‘asso pigliatutto'”.

Visto il lavoro fatto con Scott Pilgrim si potrebbe fare il processo inverso con un sequel di Baby Driver a fumetti?

Edgar Wright: “Interessante, perché no. È un procedimento che richiede un certo tempo, io e Simon Pegg lo abbiamo fatto sviluppando un sequel fumettistico de La Notte dei morti dementi. Non lo escludo, ma al momento non è in programma”.

Edgar Wright e l’alternanza dei generi, lavorando comunque con le major

Il tuo lavoro implica sempre un certo grado di anarchia, mescoli generi diversi mantenendo un grande controllo. Queste caratteristiche come si sposano con i grandi studios? Ci sono autori che ormai vengono prodotti da Netflix, Amazon e altri come Spielberg dicono non c’è futuro.

Edgar Wright: “Nel mio percorso avendo fatto cinque film ho trovato una strada. Vengo definito spesso come un regista indipendente, ma anche se Baby Driver è il mio primo film con la Sony gli altri li ho fatti con Universal. Baby Driver potrebbe essere definito da una parte mainstream, ma dall’altra anche quegli elementi che caratterizzano i miei lavori precedenti. Dobbiamo cercare di attirare l’interesse di un pubblico generico con alcuni elementi, che però sono imprevisti. Nel caso di Scott Pilgrim dispiace non sia andato benissimo, ma per alcuni è un cult da amare profondamente. Il pubblico medio è rimasto perplesso, ma c’è stato un apprezzamento successivo. Magari in un primo momento non ne capivano il senso dal trailer. In Baby Driver invece troviamo elementi di un pubblico generico e poi anche altro. Abbiamo capito che il film avrebbe potuto funzionare già dai test screening. Questo è un po’ un cavallo di troia per me, esprimo me stesso in una confezione più commerciale. In realtà io ho voluto fare contenti in questo film me stesso e gli studios. Ci sono molti inseguimenti d’auto, ma anche tanti elementi personali. Questo successo mi ha reso orgoglioso e felicissimo. I miei temi e le mie tematiche sono in Baby Driver, ci sono voluti cinque o sei anni per lavorare con gli studios”.

Spesso è stato detto che lei ha la capacità di spaziare nei generi, sente un senso di responsabilità? Si sente in un periodo diverso rispetto alla Trilogia del Cornetto?

Edgar Wright: “Impiego molto tempo a fare un film perché scrivo anche la sceneggiatura, in questo caso sono passati quattro anni. Mi piace cimentarmi ogni volta con un genere diverso perché ho la sensazione che abbiamo un tempo limitato per esprimerci. Nel caso di Baby Driver abbiamo a che fare con un film ricco di elementi di commedia, ma in ogni mio film viene esplorato un genere e viene espresso l’amore per quel genere. Chiaro che c’è la mia visione personale, però mi piace poter immaginare di continuare a spaziare in più generi”.

Baby Driver è coreografato così bene che non si capisce se è venuta prima la musica o la coreografia, sei partito dalle tue canzoni del cuore costruendo poi i movimenti?

Edgar Wright: “Io sono partito da entrambe le cose, ma senza i brani giusti non sarei riuscito a scrivere la storia. Prima di passare alla fase di scrittura però avevo già deciso i 10 brani che l’avrebbero caratterizzata. Questo ha significato che alla prima stesura della sceneggiatura avevo già definito il 90% della colonna sonora, poi è arrivata la fase degli storyboard e la durata. Le prove avvenivano con questi brani che venivano suonati durante le riprese, non erano aggiunti dopo”.

L’investitura di Walter Hill grazie a Baby Driver e i perché dell’addio ad Ant-Man

Tu prima hai parlato dell’amore per il genere, vuoi parlarci dell’investitura ricevuta direttamente da Walter Hill?

Edgar Wright: “Driver l’imprendibile, si sono un grande ammiratore del film e ho avuto il privilegio di diventare suo amico sei anni fa. Gli ho espresso dopo una proiezione la mia grande ammirazione per lui e devo dire che lui si rifiutò di venire ad una delle mie anteprime. Voleva andare il giorno della prima e pagare il biglietto, ho provato a convincerlo ma non c’è stato verso. In Baby Driver fa anche un cameo vocale ed è una delle ultime voci che si sentono. Da ragazzino ricordo di aver visto questo suo film che trovai straordinario. Ho sempre pensato che fosse un film d’impatto, incoraggio chi non lo ha visto di vederlo. Sono felice e orgoglioso di essergli amico e che abbia partecipato a questo film. Ho ricevuto una sua telefonata e mi ha fatto i complimenti dopo aver visto il film”.

Volevo una precisazione sul suo rapporto con gli studios che ha descritto molto bene, cos’è andato storto con la Marvel per Ant-Man?

Edgar Wright: “Facile rispondere a questa domanda, in quella situazione ero molto orgoglioso della sceneggiatura ma non ho avuto l’occasione di fare il film che volevo. È stata una decisione binaria, fino a quel momento avevo sempre fatto la regia dei film da me scritti e quindi non mi piaceva per un film di quel genere essere soltanto un regista da reclutare. È stato difficile lasciare questo progetto, ma non ho rimorsi e rimpianti. Mi dispiace per il tempo sprecato, ma non per la decisione. Pensando a quel film mi dicevo che se avessi fatto quel film di supereroi avrei potuto realizzare Baby Driver e alla fine l’ho fatto comunque”.

 

 

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