domenica , 21 Aprile 2019
Berlinale 2019: paranze, asini e vento
La paranza dei bambini Berlinale 2019

Berlinale 2019: paranze, asini e vento

Questa sala sembra un po’ un planetario. E la mia orbita ha avuto la fortuna di incrociare quelle di Tilda Swinton e di sua figlia Honor.

La regista inglese Joanna Hogg ha introdotto così la proiezione di gala del suo nuovo lungometraggio The Souvenir, racconto autobiografico su una giovane regista negli anni Ottanta, interpretata dalla quasi esordiente Honor Swinton Byrne (precedentemente era stata la versione giovane della madre in Io sono l’amore). Due ore di pura magia del cinema in tutte le sue forme, tra colori caldi e al contempo distanti, rapporti quasi ellittici, basati sul non detto, e sottili tragedie dietro l’angolo. E al termine dei titoli di coda, una gradita sorpresa: è in lavorazione il secondo capitolo! 

Concorso all’italiana

Per quanto riguarda il concorso principale, è finalmente arrivata la giornata in cui si parlava italiano (o meglio, napoletano): la stampa internazionale ha accolto con un caloroso applauso La paranza dei bambini, il nuovo lungometraggio di Claudio Giovannesi che adatta l’omonimo romanzo di Roberto Saviano.

Meno unanime l’entusiasmo per il canadese Denis Côté, che con Ghost Town Anthology affronta il tema della morte nella provincia francofona del suo paese in ottica paranormale. Il primo fischio all’interno del Berlinale Palast c’è stato con I Was at Home, But della tedesca Angela Shanelec, un’opera che a forza di voler essere ambigua e di poche parole finisce solo per infastidire. Quanto al turco A Tale of Three Sisters di Emin Alper, un canovaccio elementare è solo parzialmente elevato dalle buone prove recitative delle tre protagoniste. E con questo rimangono ancora tre film in lizza per l’Orso d’Oro, in seguito all’annuncio dell’annullamento della proiezione di One Second di Zhang Yimou (si vocifera di censura governativa cinese). 

Povertà e terrorismo

È invece fuori concorso Farewell to the Night di André Téchiné, con Catherine Deneuve che deve fare i conti con il reclutamento del nipote (Kacey Mottet Klein) da parte dell’ISIS. Un tema scottante, forse troppo per essere portato sullo schermo da un regista misurato come Téchiné, ma i duetti tra i due attori principali ripagano abbondantemente la visione.

E sono principalmente le interpretazioni a rendere interessante anche The Boy Who Harnessed the Wind, opera prima di Chiwetel Ejiofor presentata in Berlinale Special. Come molti attori che passano dietro la macchina da presa, Ejiofor opta per uno stile classico, mescolando un argomento forte (la crisi agraria in Africa, storia vera risalente al 2001) con un cast sopraffino (tra cui il britannico Joseph Marcell, alias il maggiordomo di Will Smith ai tempi del Principe di Bel Air). E a differenza di molti altri film internazionali presentati a Berlino, non bisognerà aspettare troppo a lungo per vederlo: dal primo marzo, giorno dell’uscita in sala nel Regno Unito, sarà disponibile su Netflix in tutti gli altri paesi. 

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