sabato , 20 Aprile 2019
Berlinale 2019: cavalli, skateboard e assassini

Berlinale 2019: cavalli, skateboard e assassini

Berlino è il primo festival a cui ho partecipato come spettatore, diciotto anni fa.” Così si è espresso Jonah Hill, apprezzato attore del gruppo Apatow successivamente reclutato da Bennett Miller e Martin Scorsese, mentre presentava il suo debutto registico Mid90s, un omaggio al decennio della sua adolescenza, girato in 16mm, che ha sedotto il pubblico della sezione Panorama.

Un’ora e mezza di nostalgia a base di amicizia giovanile, ribellione e turpiloquio. Applausi convinti hanno accompagnato l’intera durata dei titoli di coda, conclusione degna del primo weekend della Berlinale. 

Berlinale 2019, Concorso in crescendo 

Dopo la partenza debole nei primi due giorni, la competizione principale del festival si è ripresa grazie soprattutto ad alcuni veterani, tra cui Fatih Akin che, un po’ a sorpresa, è tornato ai fasti sporchi e sregolati dei primi tempi, lasciandosi alle spalle la fase “impegnata” degli ultimi anni. Il suo ritorno a Berlino dopo una lunga trasferta a Cannes e Venezia si chiama The Golden Glove, storia vera di un serial killer in un quartiere malfamato di Amburgo. Un film “brutto” (in termini puramente estetici) e cattivissimo. Più classico, ma non per questo meno notevole, Out Stealing Horses di Hans Petter Moland, con l’ennesima grande performance “in casa” dell’attore svedese Stellan Skarsgård. Gli addetti ai lavori parlano già di potenziale premio di un certo peso per il macedone God Exists, Her Name Is Petrunya, esilarante e intelligente ritratto di una società i cui valori tradizionali vengono messi alla prova. Deludono invece Agnieszka Holland, che porta sullo schermo la storia del giornalista gallese Gareth Jones per ricordarci l’importanza dell’etica professionale, e l’austriaca Marie Kreutzer, il cui dramma The Ground Beneath My Feet soccombe sotto il peso delle troppe tematiche che vuole trattare. 

Alla Berlinale 2019 le spie sono 

Sempre nella sala del Berlinale Palast, ma fuori dai giochi per quanto riguarda la corsa all’Orso d’Oro, è stato presentato anche The Operative, spy story al femminile che ruota intorno alle vicende complicate di una donna (Diane Kruger) il cui percorso professionale all’interno del Mossad si fa sempre più pericoloso. L’attrice tedesca ce la mette tutta, e Martin Freeman rimane un comprimario di lusso, ma a volte ciò non basta per ravvivare un intrigo che inizia a girare a vuoto dopo mezz’ora (un quarto della durata totale). Sempre fuori concorso, ma “solo” in anteprima tedesca, c’è anche Vihce di Adam McKay, già uscito nelle sale italiane un mese fa. Una manna dal cielo per molta stampa internazionale che l’ha visto prima di arrivare a Berlino, e può così approfittare di un buco di due ore nel calendario delle proiezioni per scrivere o curiosare nelle altre sezioni della kermesse teutonica. 

About Max Borg

Guarda anche

Justice League

Justice League: Ecco chi avrebbe interpretato Darkseid

La foto di Darkseid di Ray Porter sembra confermare il suo ruolo come villain nell’ideale …