domenica , 21 Aprile 2019
Berlinale 2019: aspettando i premi
Varda par Agnès Berlinale 2019

Berlinale 2019: aspettando i premi

Berlinale 2019, piovono premi collaterali (tra cui quello della FIPRESCI assegnato a Dafne di Federico Bondi), in attesa della cerimonia ufficiale che segnerà la chiusura dell’edizione 2019 del festival tedesco e, con essa, della quasi ventennale gestione di Dieter Kosslick.

Circolano diverse voci sui potenziali vincitori, ma difficilmente tra questi ci sarà Elisa y Marcela, ennesimo dramma esanime di Isabel Coixet (basato sulla storia vera di due donne la cui relazione sconvolse la Spagna dei primi anni del Novecento) che è stato accolto da fischi già durante i titoli di testa a causa del famigerato logo di Netflix, che distribuirà il film fuori dal mercato spagnolo. Papabili invece, a detta dei più, la riflessione socio-linguistica di Synonyms, su un giovane israeliano trapiantato a Parigi, e la meditazione su famiglia e morte di So Long, My Son, il lungo (tre ore) film cinese che ha chiuso il concorso dopo il ritiro in medias res di Zhang Yimou (lo vedremo a Cannes?). 

Trionfi fuori gara 

Non farà parte del palmarès neanche il film più bello della selezione ufficiale, in quanto fuori concorso. Parliamo di Varda par Agnès, ossia Agnès Varda che ripercorre tutta la sua carriera con simpatia e una piccola dose di malinconia, confezionando quello che è palesemente un film-testamento, l’ennesimo. Questa volta la sensazione dell’addio al cinema è un po’ più tangibile, il che rende ancora più potente l’impatto emotivo della parte finale. Sempre fuori concorso era il documentario Amazing Grace, un oggetto curioso che omaggia due grandi che non ci sono più: Aretha Franklin, che nel 1972 registrò dal vivo un album di canzoni gospel, e Sydney Pollack, che fu incaricato di filmare il tutto. Il materiale d’epoca rimase intatto per quasi cinque decenni, e ci viene restituito praticamente nudo e crudo: solo dei testi esplicativi all’inizio sul contesto, il resto è esattamente come fu ai tempi, senza l’aggiunta di voci narranti o interviste inedite. Un’esperienza viscerale e potente, cosa che vorrebbe scatenare anche Wagner Moura, che dopo essere stato Pablo Escobar in Narcos ha esordito dietro la macchina da presa con Marighella, la storia dell’omonimo rivoluzionario che si oppose alla dittatura militare in Brasile alla fine degli anni Sessanta. Un buon prodotto d’intrattenimento, anche se più che a Fernando Meirelles (City of God), che figura tra i produttori, viene da pensare a José Padilha (Tropa de Elite). 

Una carriera da Orso

 Il 14 febbraio, la sera di San Valentino, la Berlinale ha festeggiato a modo suo, ricordandoci il suo amore per l’attrice inglese Charlotte Rampling, premiata nel 2015 per la sua interpretazione in 45 anni e quest’anno omaggiata con un premio alla carriera. Carriera che include tanta Italia, da Il portiere di notte di Liliana Cavani (proiettato dopo la consegna del riconoscimento) a La caduta degli dei di Luchino Visconti, fino al recente premio veneziano con Hannah di Andrea Pallaoro. Tutti da (ri)scoprire nelle sale berlinesi fino al 17.

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