mercoledì , 24 Aprile 2019
Oscar 2019: riflessioni su di un’inutile notte insonne

Oscar 2019: riflessioni su di un’inutile notte insonne

Oscar 2019, ovvero ecco che come ogni anno arriva quella notte in cui si sta svegli senza nessuna ragione apparente. In Italia la possiamo vedere in chiaro su TV8, come sempre con red carpet precedente su cui disquisire degli abiti e delle coppie. Una gara del vacuo ogni anno più deprimente.

E quest’anno più che mai, grazie all’evidente stato di confusione in cui versa l’Academy stessa, a partire dall’assurda decisione dell’Oscar popolare, una roba talmente cervellotica e senza senso che hanno pensato bene di tornare sui loro passi dopo poco. Un’idea che invece è piaciuta a l’Accademia dei David, che ha voluto inserire il premio già da quest’anno, segno francamente di un provincialismo che come industria non ci meritiamo.

Poi è arrivata l’apoteosi dei premi consegnati durante la pubblicità. Sommossa popolare di autori, montatori, direttori della fotografia, e altro passo indietro dell’Academy. Ripensamenti che evidenziano alcune cose su cui è il caso di soffermarsi.

Prima di tutto, l’attuale direttivo dell’Academy è composto evidentemente da incompetenti arroganti, ma anche assai pavidi. Un Board che prende decisioni stupide, senza prevedere la naturale reazione di un ambiente che sulla professionalità e la pretesa di essere un movimento artistico, prima che una macchina da soldi, ha costruito l’immagine ideale di sé. È così da sempre, ancora di più in questo particolare momento della storia americana, con un pagliaccio alla Casa Bianca (vincitore di due Razzie quest’anno) e Hollywood governata dalla lobby democratica e da quella messicana formata da Inarritu, Del Toro e Cuaron. Tre signori che Mr. Trump vorrebbe vedere dall’altra parte di un costosissimo muro, e non sul palco a ritirare premi a raffica da anni a questa parte.

Poi c’è un secondo fattore, ancora più importante, che è la consapevolezza. Quella di essere un’istituzione ormai vecchia, che non riesce a stare a passo con i tempi, che sta perdendo la corsa al rinnovamento che tutti stanno intraprendendo. Gli ascolti della Notte degli Oscar stanno colando a picco ormai da anni. Una formula antica, stantia, estenuante, che non interessa a un pubblico abituato a nutrirsi voracemente, scegliendo autonomamente di cosa godere in qualunque istante. L’obiettivo di quest’anno è restare entro le tre ore di diretta. Un’enormità inutile. Il tempo degli eventi televisivi fiume è finito. Un esempio lampante è il Superbowl, la finale del campionato di football americano. Il picco degli ascolti raggiunto nel 2015 è uno sbiadito ricordo. 114.4 milioni di spettatori contro i 98.2 di quest’anno. Non a caso, con una conseguente emorragia di inserzionisti pubblicitari.

Per gli Oscar la situazione è ben più critica. Dai 43.7 milioni di spettatori del 2014, si è passati ai 26.5 del 2018. Per invertire la tendenza, quest’anno si punterà molto sullo show in se, con performance live delle canzoni candidate (tranne che per Black Panther) e tante altre soluzioni che sulla carta non hanno niente di entusiasmante. E poi ospiti in quantità, che devono sopperire alla mancanza del conduttore.

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Certo, sui social la situazione è completamente diversa, proprio grazie ai talent che usano la Oscar Night per autopromozione, come Armie Hammer, influencer per Giorgio Armani l’anno scorso.

Ma proprio per l’essenza stessa dell’oggetto social, è in fondo un successo effimero e laterale, gloria riflessa che non porta i frutti desiderati. Insomma, il selfie di Ellen DeGeneres del 2016 è lontanissimo, come numeri ed engagement.

E a dirla tutta, riguardiamo bene quello scatto. Ehi, ma non è Kevin Spacey quello al centro in fondo? Forse sarebbe il caso di dare un colpo di Photoshop e sostituirlo con Christopher Plummer. Per fortuna Angelina Jolie è coperta, si vede solo l’ex marito alcolista.

Già, perché oggi esiste un nuovo Codice Hays, la carta dell’autoregolamentazione che fu adottata nel 1930 da Hollywood per evitare che il cinema diventasse uno strumento d’espressione troppo liberale e libertino. Una conseguenza dei tanti scandali, anche tragici, dell’epoca del muto, una manna dal cielo per quegli artisti veri che potevano mettere la loro creatività al servizio di quella magnifica attività che è l’aggiramento delle regole. Ringraziamo il codice Hays per averci regalato il meglio di Lubitsch, Wilder, Sirk, Ray, Cuckor e tanti altri.

Ma loro, agli Oscar, oggi non ci sarebbero.

About Alessandro De Simone

Direttore Editoriale di Talky! Movie. “Scrivo. Per me, per i giornali per cui lavoro. E anche per quelli con cui non lavoro, che pubblicano decine di miei pezzi ogni giorno quando invio loro i comunicati dei miei clienti per cui servo umilmente come ufficio stampa. Oggi mi trovate sfogliando Gioia, Io Donna, L’Espresso, La Gazzetta dello Sport, Rolling Stone e molti altri, su carta e non.”

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