martedì , 23 Aprile 2019
David 2019, la paranza degli esclusi

David 2019, la paranza degli esclusi

David di Donatello 2019, conto alla rovescia iniziato per il 27 marzo, quando saranno assegnati i premi della prima “edizione del cambiamento”. Ovvero nuova giuria, soprattutto nuova proporzione tra i giurati professionali e quelli di “Cultura e società”, nuove procedure di voto.

Ma la cosa più interessante è la nuova formula nella comunicazione del premio nei confronti del grande pubblico. Un percorso partito l’anno scorso, quando l’Accademia del cinema italiano è tornata a casa RAI, dopo il breve interregno di Sky. L’impressione è che si sia scelta una giusta via di mezzo, presentando un format nazional-popolare, come nella migliore tradizione del servizio pubblico, con un piccolo lifting ereditato dalla più scoppiettante formula Sky.

Se funziona, lo sapremo sul medio termine. La notizia importante è che il David deve tornare, nel progetto della presidentessa Piera Detassis, un premio a cui ambire e di cui si parli in Europa, come i BAFTA, i Goya e i César. Giustissimo, perché avere un riconoscimento forte, prestigioso, fa bene a tutto il movimento del cinema italiano. Proprio per questo, è opportuno non accettare le cose come stanno, ma fare anche le pulci a queste prime cinquine, perché la crescita ulteriore dell’industria dell’audiovisivo italiana dev’essere organica, senza lasciare nessuno indietro.

Vediamo allora questa “Paranza degli esclusi”, sottolineando una cosa molto importante, così da evitare inutili e oziose polemiche. Le scelte fatte dalla giuria, che ha votato per oltre l’80% degli aventi diritto, sono ottime e frutto di un’annata che ha portato una grande varietà produttiva e una qualità elevata, come dimostrato anche dai molti riconoscimenti che i nostri film hanno raccolto nei festival di tutto il mondo.

David 2019: il convitato di pietra

Paolo Sorrentino è il grande assente dalle cinquine per il miglior film e la migliore regia. E non c’è la scusa di Loro come film doppio, perché l’Accademia lo ha messo in lizza, su indicazioni della produzione, come un’opera unica, della durata di 205’. Si può discuterne, a mio parere sono due film ben distinti e separati, con stili completamente diversi, ma ciò non toglie che Loro e il suo regista non abbiano avuto voti sufficienti. A dispetto poi delle 12 candidature complessive del film. Una sorpresa, senza ombra di dubbio.

loro paolo sorrentino 1024x576
Loro di Paolo Sorrentino

A proposito di assenze, colpisce anche la mancanza totale, tra tutte le ventuno categorie, di uno dei migliori film italiani dell’anno, Il bene mio di Pippo Mezzapesa. Una dimenticanza davvero incredibile da parte della giuria, per il complesso del film, per la bella regia di Mezzapesa, per il magnifico Sergio Rubini protagonista e la splendida fotografia di Giorgio Giannoccaro. Un’opera preziosa, peccato non sia stata maggiormente considerata.

il bene mio 1024x576
Sergio Rubini in una scena di “Il bene mio”

David 2019: esordienti allo sbaraglio

Per fortuna, perché, forse anche grazie alla beata incoscienza, di opere prime davvero notevoli ne abbiamo viste tante quest’anno. Tra queste, per esempio, Manuel, un film a dir poco sorprendente. Peccato per il regista Dario Albertini, che non ha ricevuto voti sufficienti per entrare nella cinquina dei cineasti esordienti. Come Silvia Luzi e Luca Bellino, che con il loro bellissimo Il cratere hanno fatto incetta di premi in ogni dove. E dire che spazio ce ne sarebbe stato di spazio, perché, per esempio, Alessio Cremonini, candidato per Sulla mia pelle, regista esordiente non è. La sua opera prima è Border, del 2013, o quantomeno è indicata come tale su FilmItalia.

manuel
Una scena di “Manuel” di Dario Albertini

E a dirla tutta, anche Luca Facchini, regista di Fabrizio De Andrè – Principe Libero, non è un esordiente, anche se il suo primo film, AAA Agenzia Abbandoni, sembra essere svanito nel nulla, nonostante risulti nella sua scheda su IMDB.

Nel regolamento dei David non sono specificati i parametri per essere considerato regista esordiente, ma immaginiamo siano stati rispettati. Chi certamente non poteva essere candidata era Paola Randi, dato che il suo Tito e gli alieni è un’opera seconda certificata. Però avrebbe davvero meritato una candidatura per la migliore sceneggiatura originale, insieme a
Massimo Gaudioso e Laura Lamanda, perché di storie raccontate con la libertà creativa di questo piccolo grande film se ne vedono poche, e non solo in Italia.

Tito e gli alieni - Paola Randi: "Sapevo tutto di Guerre Stellari"
Tito e gli alieni – Paola Randi: “Sapevo tutto di Guerre Stellari”

Non è un caso che Tito e gli alieni, Manuel e Fabrizio De Andrè – Principe Libero portino tutti il marchio della BiBi Film di Angelo Barbagallo. Anzi, Angelo e Matilde, perché c’è una nuova generazione che si è affiancata, mossa come il padre dalla passione e l’amore immenso per il cinema. Purtroppo non si possono dare candidature cumulative, ma BiBi Film se lo sarebbe meritato un posto tra i cinque migliori produttori dell’anno.

Si sa, i premi non possono mai fare contenti tutti (tranne i Nastri d’Argento, quelli non fanno torto a nessuno). Per esempio, Gabriele Muccino ha espresso il suo rammarico per le appena tre candidature per il suo A casa tutti bene. E in effetti, il montatore Claudio Di Mauro avrebbe potuto essere riconosciuto per il suo magnifico lavoro, di ritmo ed equilibrio, in un film con quattordici personaggi principali e altrettanti attori di grido da gestire.

sembra mio figlio 1024x576
Sembra mio figlio, di Costanza Quatriglio

Ultime considerazioni. La presidentessa Piera Detassis si è detta molto felice di avere due registe nella cinquina. A me sarebbe piaciuto fossero tre, con l’aggiunta di Costanza Quatriglio, dato che il suo Sembra mio figlio è un film straordinario, vero e proprio trionfo all’ultimo Festival di Locarno, purtroppo ignorato dai giurati. Per fortuna per il futuro del cinema italiano, la regista palermitana è diventata direttrice del Centro Sperimentale di Cinematografia della sua città natale. E siamo sicuri che avremo presto una cinematografica Sicilian Renaissance.

il
Gipi in una scena di “Il ragazzo più felice del mondo”

Infine, mi piace ricordare l’opera più libera e selvaggia dell’anno, Il ragazzo più felice del mondo, film folle e geniale firmato Gipi, che avrebbe meritato assolutamente una menzione almeno nella categoria sceneggiatura originale.

Ma come dicevo, i premi sono fatti così: c’è chi vince, e non sempre il migliore, e c’è chi perde. L’importante è che le regole siano uguali per tutti.

About Alessandro De Simone

Direttore Editoriale di Talky! Movie. “Scrivo. Per me, per i giornali per cui lavoro. E anche per quelli con cui non lavoro, che pubblicano decine di miei pezzi ogni giorno quando invio loro i comunicati dei miei clienti per cui servo umilmente come ufficio stampa. Oggi mi trovate sfogliando Gioia, Io Donna, L’Espresso, La Gazzetta dello Sport, Rolling Stone e molti altri, su carta e non.”

Guarda anche

Justice League

Justice League: Ecco chi avrebbe interpretato Darkseid

La foto di Darkseid di Ray Porter sembra confermare il suo ruolo come villain nell’ideale …