giovedì , 25 Aprile 2019
Cannes 2018, Lazzaro Felice: Recensione del film di Alice Rohwracher

Cannes 2018, Lazzaro Felice: Recensione del film di Alice Rohwracher

Alice Rohwracher torna al Festival di Cannes con un film intenso e ben scritto, Lazzaro Felice che mostra come nello sfruttamento del mondo possa esserci ancora della bontà. La recensione in anteprima.

Il primo film italiano in concorso al Festival di Cannes 2018è Lazzaro Felice di Alice Rohwracher. La regista e sceneggiatrice italiana torna sulla Croisette dopo il trionfo de “Le Meraviglie”, che venne premiato con il Grand Prix della Giuria. Lazzaro Felice incanta dall’inizio alla fine trasmettendo un senso di verità tangibile in tutti i protagonisti, a maggior ragione che c’è stato un casting molto accurati con tutti contadini protagonisti all’Inviolata.

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Adriano Tardiolo è il protagonista di Lazzaro Felice

Questi 50 uomini nonostante la mezzadria si sia istinta da moltissimi anni vivono ancora sfruttati dalla marchesa de Luna, sono l’emblema di come l’essere umano venga soggiogato a causa delle sue debolezze e di come non si rende conto di essere schiavo fichè qualcuno non lo libera. Il protagonista Lazzaro rappresenta la bontà umana, una condizione ormai pressoché impossibile da trovare ed in grado di resistere attraverso tempo e spazio in chi vive non cercando la felicità propria, ma quella di tutti gli altri. Un’opera che si suddivide in due archi narrativi, così lontani ma uniti nella figura di Lazzaro, collante tra due generazioni e esempio di perfetta  pietas umana.

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Splendido cameo di Nicoletta Braschi in Lazzaro Felice

Alice Rohwracher usa il personaggio di Lazzaro per denunciare come spesso il più buono tra i buoni possa essere additato e sfruttato, mostra come la società sia arrivata al punto da scambiare la bontà con stupidità. Lazzaro Felice è felice per quel che da agli altri, ma raccoglie in cambio soltanto falsità in una catena che come dice Nicoletta Braschi “porta ogni uomo a sfruttarne un altro”. Questo finché non si trova la purezza di un uomo talmente buono, che non è un riferimento religioso ma bensì sociale. Anche il lupo in un riferimento a San Francesco gli si avvicina e ne rimane ammaliato perché sente un odore di uomo buono. Più che un riferimento religioso è però un allegoria sociale, perché quando si tratta di umanità si tralasciano le barriere della fede abbracciando l’universitalità.

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Nella seconda parte protagonista in Lazzaro Felice anche Alba Rohwracher

Alice Rohwracher mostra il lato dell’Italia rassegnata, che anche una volta uscita dalla schiavitù si ritrova a vivere in una cisterna nonostante i giornali avessero annunciato che il grande imbroglio era stato smascherato e i mezzadri ricondotti ad una vita di dignità. Alla campagna della prima parte fa dunque contrapposizione la città, più luminosa però e in cui spiccano anche le doti attoriali di Sergi Lopez, Alba Rohwracher e Tommaso Ragno. Una continua lotta per la sopravvivenza in cui però è sempre fortissimo e presente il senso di famiglia unica vera colonna portante della società. Lo sguardo di Lazzaro è puro e compie una scansione a raggi x sui difetti dell’essere umano, ma più in piccolo sullo spettatore invitandolo a riflettere una volta terminata la visione su dove stia andando il mondo.

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Il manifesto di Lazzaro Felice

Le cose belle restano invisibili agli occhi, fagocitate da un inspiegabile istinto a soffocare l’altro in virtù di un risalto del proprio ego e del proprio tornaconto negli anni ‘90 così come oggi, come mostrato proprio in Lazzaro Felice. Tancredi è forse il personaggio più metaforico di tutti, l’unico che riconosce la bontà di Lazzaro come tale seppur non aprendogli gli occhi. Forse, perché lo sguardo di Alice Rohwracher ha il compito di mostrare il contrasto tra quel che è buono e quel che è male, come lo sguardo del lupo che tutti temono ma che in realtà ha dentro il cuore la stessa bontà dell’agnello (in un concetto espresso anche all’incontro stampa).

Nel suo terzo film Lazzaro Felice la regista regala una favola neorealista amara che guarda ai grandi maestri italiani tanto amati a Cannes come Pasolini e anche Ermanno Olmi, recentemente scomparso. Lazzaro Felice invita a riscoprire la capacità di non fermarsi alle apparenze, di vivere con la semplicità di un sorriso le avversità ed interrompere una catena di sfruttamento che da troppo tempo corrode l’umanità.

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Il trailer di Lazzaro Felice

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